New York, è morta l'elefantessa Happy simbolo dei diritti degli animali

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L'animale è stato soppresso martedì 26 maggio a causa di gravi patologie legate all'età. Lo hanno annunciato i responsabili dello zoo del Bronx, dove l'elefantessa ha trascorso quasi mezzo secolo, divenendo protagonista di un caso mediatico che ha cambiato per sempre le valutazioni sul benessere degli animali negli zoo

I responsabili dello zoo del Bronx hanno annunciato la morte di Happy, l'elefantessa asiatica al centro di un caso simbolo sui diritti degli animali. L'animale ha vissuto nel giardino zoologico americano per quasi mezzo secolo e all'età di 55 anni è stata soppressa.

L'elefantessa è stata soppressa a causa di patologie legate all'età

Happy ha trascorso le sue ultime settimane in una zona non accessibile al pubblico all'interno del suo recinto. Dove si è ritirata volontariamente avvertendo, forse, l'arrivo della sua dipartita. Martedì 26 maggio le è stata praticata l'eutanasia a causa di alcune patologie legate all'età, che si erano recentemente aggravate mettendo in seria difficoltà le funzioni renali ed epatiche dell'animale. Dall'autopsia è stato inoltre scoperto che Happy soffriva di artrite e che numerosi tumori non operabili si erano sviluppati nell'utero, condizioni non individuabili negli elefanti tramite diagnostica per immagini. Craig Piper, direttore ad interim dello zoom, l'ha definita "un animale meraviglioso" e "una straordinaria ambasciatrice per gli elefanti e per la loro conservazione".

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Happy dimostrò che gli elefanti possono riconoscersi allo specchio

L'elefantessa era nata in Asia e portata negli Stati Uniti a un anno di vita. Il suo nome le era stato dato nel 1977, prima di arrivare nel parco, ed è un omaggio a uno dei personaggi di "Biancaneve e i sette nani" - la versione americana di Gongolo. Uno dei motivi per cui il personale dello zoo e il pubblico le erano così affezionati, era la sua capacità di interagire con i suoi custodi. Il direttore Lovett ha raccontato che era facile motivarla tramite le sue leccornie preferite, come angurie o fragole, che alle volte nascondeva nell'orecchio per conservarle. Nel 2005, durante un esperimento, Happy dimostrò ai ricercatore che gli elefanti sono in grado di riconoscersi allo specchio. Una prova di consapevolezza che in natura si riscontra in poche specie. 

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Nel 2018 un gruppo di attivisti denunciò lo zoo 

Nel corso della vita dell'animale, gli spazi dedicati agli elefanti negli zoo sono stati al centro di dure critiche. Secondo alcuni esperti, infatti, i parchi faunistici urbani non sono sufficientemente grandi per creature che in natura percorrono lunghe distanze.

Gli elefanti, in particolare, sono animali sociali e dotati di un grande cervello, e i recinti degli zoo non sono luoghi adatti per specie con queste peculiarità. Su richiesta degli attivisti per i diritti degli animali, diverse strutture hanno eliminato i recinti e trasferito gli elefanti in santuari. Nel 2018, il gruppo di attivisti Nonhuman Rights Project aveva denunciato lo zoo del Bronx chiedendo che Happy venisse riconosciuta come "persona" per fini legali e trasferita in un santuario per animali. Per gli attivisti, l'animale era "un essere non umano straordinariamente complesso dal punto di vista cognitivo e autonomo", illegalmente privato della sua libertà.

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Il caso fu uno spartiacque sulla valutazione del benessere degli animali negli zoo

Dall'altra parte, i responsabili del giardino zoologico si sono difesi sottolineando che Happy era seguita con cura e aveva tutto lo spazio per svolgere i suoi comportamenti naturali. Secondo i curatori, essendo abituata a vivere in cattività, l'elefantessa avrebbe potuto essere addirittura danneggiata dall'allontanamento dalla sua casa. La Corte suprema di New York aveva quindi respinto la richiesta del gruppo di attivisti con una maggioranza di 5 a 2. Ma il fatto che due giudici avessero espresso dissenso è stato simbolicamente un punto di non ritorno nelle valutazioni sul benessere degli animali selvatici negli zoo. 

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