Neve sull'Appennino, l'Abetone non vuole rinunciare allo sci

Ambiente
Chiara Caleo

Chiara Caleo

Le temperature miti non hanno consentito l’innevamento artificiale e le piste sono rimaste verdi anche nel periodo top del turismo invernale, da Natale alla Befana. Adesso che la stagione sciistica è finalmente ripartita si punta almeno a recuperare le spese

L’anno più  caldo dal 1800. Sull’appennino Tosco-emiliano ne sanno qualcosa. Le temperature miti non hanno consentito l’innevamento artificiale e le piste da sci sono rimaste verdi anche nel periodo top del turismo invernale, da Natale alla Befana. Adesso che la stagione sciistica è finalmente ripartita si punta almeno a recuperare le spese. Il conto presentato al Governo per i ristori ammonta a 50 mila euro. Una riflessione sul cambiamento climatico e la sostenibilità del modello produttivo deve essere fatta, ma la Comunità Montana non vuole,  e forse non può,  rinunciare allo sci.

 

 

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L’Appennino può svegliarsi in pieno inverno. I prati verdi sono adesso ricoperti da un manto bianco di 50 centimetri. I maestri di sci scendono in pista.

“Dobbiamo recuperare almeno le spese nei prossimi due mesi di lavoro” dice sorridente Barbara Pasquisi. Non ci voleva questo periodo di riposo così lungo, un Natale caratterizzato dalle disdette, ma con gli sci in spalla prevale l’entusiasmo di questa ripartenza.

Anche il negozio di noleggio, nella piazza principale del paese, ha ricominciato la sua attività. All’interno ci sono dei clienti in attesa dell’attrezzatura. Riccardo Bibi, il titolare, racconta: “Abbiamo passato un periodo difficile. Sento tanti discorsi… il verde e quant’altro, ma la montagna vive di neve. Sarebbe come dire alle località sulla costa che non si può più andare al mare”.

 

I ristori

Gli impianti apriranno progressivamente, ma la stagione è in parte compromessa. Il Governo ha chiesto alle Regioni interessate di dettagliare l’importo del sostegno. Si tratta di 7/8 milioni di euro per l’Abetone e di 50 milioni di euro per l’Appennino. Ristori che dovranno risarcire tutte le attività che sono presenti in montagna: alberghi, impianti di risalita, commercianti, maestri di sci. Quello che è stato perso può essere recuperato solo con il sostegno dello Stato dicono all’Abetone.

 

Il futuro dell’Appennino

 

 

Una riflessione deve essere comunque fatta e riguarda la sostenibilità di questo modello economico con il cambiamento climatico in atto. ”Noi la stiamo facendo già da anni “ spiega Andrea Formento, Assessore al Turismo e alle Attività produttive del Comune di Abetone Cutigliano e presidente di Federfuni, l’associazione italiana degli impianti.”

Su tutte le montagne, da diversi anni, le aperture degli impianti di risalita nel corso dell’estate sono aumentate, sono incrementate le offerte con i sentieri in alta quota, con le biciclette, con tutto quello che può riguardare un inizio di destagionalizzazione . Sicuramente la montagna ha bisogno di vivere 365 giorni l’anno, ma in questi 365 giorni la parte invernale è ancora preponderante” .

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