Al via il G20 di Napoli: cosa è il vertice su ambiente, clima ed energia

Ambiente

Alberto Giuffrè

Il 22 e il 23 luglio si svolge il vertice sotto la presidenza italiana. Biodiversità, economia circolare e finanza verde sono al centro dell’appuntamento. Ma rimane il nodo della riduzione delle emissioni

Come si fa a conciliare la tutela dell’ambiente con il progresso e il benessere sociale? E’ una delle domande a cui cercherà di dare una risposta il 22 e 23 luglio al G20 su ambiente, clima ed energia di Napoli. La due giorni è la sintesi di mesi di incontri tra le delegazioni e i tecnici internazionali. Ma è anche un appuntamento fondamentale in vista della Cop26, la conferenza dell’Onu sul clima che si svolgerà a novembre a Glasgow, in partnership con l’Italia.

Cos’è e come funziona il G20

Il G20 è il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo. La presidenza di quest’anno è affidata all’Italia. I Paesi che ne fanno parte rappresentano più dell’80% del consumo energetico mondiale e la quasi totalità di produttori di energie rinnovabili. Tra loro ci sono anche i principali produttori di petrolio: Arabia Saudita, Stati Uniti, Russia, Canada e Cina.

I tre temi al centro del vertice di Napoli

Biodiversità, economia circolare e finanza verde sono al centro del vertice di Napoli. Sul primo punto l’attenzione dell’Italia è soprattutto alla tutela dei mari e degli oceani e alla difesa e al ripristino del suolo. L’altra sfida della presidenza italiana sarà dunque cercare di promuovere l’economia circolare, un campo in cui il nostro Paese è avanti rispetto ad altri. Secondo le stime dell’ultimo Circularity Gap Report infatti il 90% delle risorse che entrano nell’economia vengono sprecate. L’obiettivo è trovare un accordo per ridurre questa percentuale. E poi c’è la questione finanziaria con le spinte per disinvestire dalle fonti fossili per dirottare il flusso dei soldi sulla transizione ecologica.

La sfida delle emissioni

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A Napoli i ministri arrivano pochi giorni dopo la presentazione di “Fit For 55”, il pacchetto di misure con cui la Commissione europea punta, entro il 2030, a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 55% rispetto ai livelli del 1990. Un piano ambizioso che però deve fare i conti con il contributo alle emissioni degli altri Paesi. L’Unione europea da sola contribuisce infatti all’8% delle emissioni globali di gas serra. Appena un punto percentuale in più rispetto all’India e molto meno di quanto contribuiscano Cina (28%) e Stati Uniti (15%). Da una parte Joe Biden sta cercando di accelerare su misure che contrastino il cambiamento climatico anche se deve fare i conti con le resistenze al Congresso. Dall’altra c’è Pechino che ha fissato nel 2060 l’obiettivo per il raggiungimento della neutralità climatica, dieci anni dopo il termine stabilito da Bruxelles. Anche da queste differenze passa il confronto al G20 di Napoli. 

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