Livorno, la tartaruga Nanuk torna in libertà grazie alle cure dell'Acquario. IL VIDEO

Ambiente

Era stata trovata ferita dentro una rete da posta. Dopo cinque mesi di cure, è tornata a nuotare nel suo habitat naturale. Il suo percorso sarà tracciabile su un sito grazie a un radiotrasmettitore sul suo guscio

È tornata in mare Nanuk, la tartaruga Caretta caretta accolta e curata dal Centro di recupero e riabilitazione per tartarughe marine dell’Acquario di Livorno. L’animale è stato liberato intorno alle 12 del 6 luglio, dal molo del Circolo della pesca Nazario Sauro, nei pressi dello Scoglio della Regina, accompagnato dai ragazzi del Centro estivo del Museo di storia naturale del Mediterraneo che avevano assistito nella sala del Relitto dell’Acquario di Livorno, alla presentazione del progetto Europeo “Pescatori e tartarughe marine: facciamo luce in mare!” per la promozione della pesca sostenibile sotto il profilo ambientale. A fornire il supporto logistico per la liberazione sono stati la Capitaneria di Porto di Livorno e i Vigili del Fuoco di Livorno – Nucleo.

Impigliata in una rete da posta

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L’animale era arrivato presso l’Acquario di Livorno, in quanto Centro di Recupero autorizzato al soccorso dell’esemplare e struttura gestita da Costa Edutainment S.p.A. – il primo Febbraio 2020, su segnalazione giunta dalla Capitaneria di Porto di Livorno e trasmessa alla rete dell’Osservatorio Toscano per la Biodiversità tramite Arpat, dopo esser stato trovato impigliato in una rete da posta dai “piloti del porto di Livorno” a mezzo miglio circa dal porto di Livorno.  

Era ferita alla pinna sinistra

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Al suo arrivo all’Acquario di Livorno, Nanuk era ferita: riportava infatti una profonda lacerazione alla pinna sinistra, con esposizione di parte del tessuto osseo e un principio di necrosi. L’esame radiografico effettuato dallo staff dell’Ospedale Veterinario di Ardenza aveva però permesso di escludere la presenza di fratture. La tartaruga, di sesso femminile, pesava 21 chili e aveva una lunghezza di 56 centimetri al momento del recupero. Dopo i cinque mesi di ricovero ha raggiunto i 24 chili. Per il suo percorso di recupero si è liberata della plastica ingerita in mare, espellendola con le feci. Una conferma dei danni che l’inquinamento provoca nei mari.

Microchip e radiotrasmettitore per seguirla in rete

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Una volta confermato il buono stato di salute, l’animale è stato ritenuto idoneo ad essere rilasciato in mare, previa applicazione di una targhetta metallica (riportante il numero identificativo IT-RT024) e di un microchip per poterlo identificare individualmente. Inoltre sul carapace della tartaruga è stato applicato un radiotrasmettitore collegato al sistema satellitare Argos che consentirà di seguire gli spostamenti dell’esemplare auspicabilmente per almeno sei-sette mesi dopo la sua liberazione, in modo da ricostruire i movimenti effettuati e identificare le aree maggiormente frequentate. Il percorso della tartaruga sarà visibile tra qualche giorno collegandosi al sito www.seaturtle.org. La marcatura di questi esemplari è di rilevanza in quanto, se l’esemplare dovesse essere nuovamente avvistato o recuperato, il codice identificativo dovrà essere immediatamente segnalato alla Capitaneria di porto o un Centro di recupero e riabilitazione per tartarughe marine come l’Acquario di Livorno, o ad esempio l’Arpat.  

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