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PCB, la plastica vietata da più di 40 anni che sta uccidendo le orche

Le orche minacciate dall'inquinamento (LaPresse)
3' di lettura

Uno studio internazionale ha analizzato la presenza del composto PCB, utilizzato anche in molti materiali plastici, negli organismi di questi mammiferi marini, prevedendo la scomparsa di diverse popolazioni entro la fine del secolo – LO SPECIALE: SKY UN MARE DA SALVARE

A distanza di oltre 40 anni dalla loro messa al bando planetaria i policlorobifenili, meglio conosciuti con la sigla PCB, continuano a persistere nell'ambiente. E, secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Science", minacciano le orche. Passando da madre a cucciolo attraverso l'allattamento. (LO SPECIALE: SKY UN MARE DA SALVARE)

Cosa sono i PCB e il loro divieto

Brevettati dalla Monsanto negli anni Trenta, i PCB sono dei composti organici molto stabili e non infiammabili, con proprietà isolanti sia termiche sia elettriche. Proprio per questo, fino agli anni Settanta sono stati utilizzati ampiamente in condensatori, trasformatori e motorini elettrici, oltre che come additivi in prodotti come vernici, pesticidi, carte copiative, adesivi, sigillanti e fissanti. Negli Usa furono vietati a partire dal 1972, e negli anni successivi nel resto del mondo, in quanto si rivelarono cancerogeni e con ricadute negative sulla fertilità e sulle difese dell'organismo. La tossicità dei policlorobifenili, in alcuni casi, è stata accostata a quella della diossina ma secondo l'Onu nel mondo restano ancora 14 milioni di tonnellate di materiali plastici ed elettrici contenenti PCB da smaltire.

Lo studio e le orche prese in esame

Più di 40 anni dopo, dunque, i policlorobifenili si trovano ancora nell'ambiente. E nei mari, dove – sostiene una ricerca internazionale pubblicata venerdì 28 settembre – stanno uccidendo le orche. Analizzando i dati riguardanti la concentrazione di PCB in 350 esemplari di orca (Orcinus Orca) delle 19 grandi popolazioni che restano sul pianeta, gli studiosi hanno scoperto che soltanto quelle delle regioni polari non hanno concentrazioni significative di policlorobifenili nell'organismo. Queste ultime ne hanno meno di 0,01 grammi per chilo, ma altri esemplari presi in esame hanno fatto registrare fino a 1,3 grammi per chilo. Al nord del Giappone o nel Regno Unito, le cifre arrivano intorno al mezzo grammo, e in generale circa la metà delle popolazioni prese in esame è contaminata. Secondo studi sui PCB, basta una concentrazione di 0,05 grammi per avere danni ai sistemi riproduttore, endocrino e immunitario.

Il destino delle orche legato ai PCB

La ricerca pubblicata su "Science" dimostra inoltre che il livello aumenta avvicinandosi alle zone in cui in passato venivano prodotti o maggiormente utilizzati questi composti. Due le vie principali di avvelenamento: attraverso la dieta e per mezzo dell'allattamento. In alcune popolazioni, come quelle delle orche che vivono al largo delle coste brasiliane o quelle che si muovono attraverso lo stretto di Gibilterra, è persino "difficile trovare orche appena nate", spiega Ailsa Hall, biologa marina dell'Università scozzese di St. Andrews, coautrice dello studio, citata dal quotidiano "El Pais". Le conclusioni della ricerca, che prende in considerazione altri dati ambientali oltre all'impatto dei PCB, sono allarmanti: nove delle 19 popolazioni di orche spariranno entro la fine del secolo, e il destino delle altre sarà comunque legato a quello della scomparsa definitiva dei PCB.

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