La Giornata mondiale per la protezione dello strato di ozono

Ambiente
Il 90% dell'ozono presente nell'atmosfera si trova nella stratosfera (foto: archivio Ansa)
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L'evento si celebra ogni anno il 16 settembre, il giorno in cui nel 1987 fu siglato il protocollo di Montreal, un accordo globale per ridurre gradualmente l'utilizzo di sostanze chimiche dannose per l'ozono

Ogni anno il 16 settembre si celebra la Giornata mondiale per la protezione dello strato di ozono. In questa stessa data, nel 1987, fu siglato il protocollo di Montreal, un accordo globale per ridurre l'utilizzo delle sostanze chimiche che danneggiano l'ozono. Lo strato di ozono è fondamentale per preservare la vita sulla Terra in quanto fa da scudo contro le radiazioni ultraviolette del Sole. Il focus dell'edizione 2018 di questa Giornata è principalmente motivazionale: portare avanti il lavoro iniziato con il protocollo di Montreal, che negli anni ha dato risultati molto importanti.

Che cos'è l'ozono

L'ozono è una speciale forma di ossigeno con la formula chimica O3. Si trova principalmente tra i 10 e 40 chilometri al di sopra della superficie terrestre e, pur costituendo una parte molto piccola dell'atmosfera, la sua presenza è vitale per il benessere umano e non solo. La strato dell'atmosfera in cui si trova la maggior parte dell'ozono (il 90% del totale) è detta "stratosfera". L'ozono assorbe parte delle radiazioni ultraviolette dannose del Sole e, per questo suo ruolo, l'ozono stratosferico è considerato ozono "buono". Al contrario, l'eccesso di ozono sulla superficie terrestre, formato da sostanze inquinanti, è "cattivo" perché può essere dannoso per uomini, animali e piante. L'ozono che si trova nella bassa atmosfera, invece, può essere utile anche a rimuovere le sostanze inquinanti.

Il buco nell'ozono

La riduzione dello strato di ozono nell'atmosfera è definito "buco nell'ozono". Se ne cominciò a parlare nel 1985, in seguito alla pubblicazione dei risultati di un articolo del British Antarctic Survey, quando il fenomeno fu osservato al di sopra dell'Antartide. A coniare per la prima volta l'espressione "buco nell'ozono" fu il premio Nobel per la Chimica Sherwood Rowland. Le immagini satellitari dei danni allo strato di ozono sono diventate il simbolo di una minaccia ambientale e hanno reso necessaria una mobilitazione globale per far fronte all'emergenza. Due anni dopo la pubblicazione dell'articolo del British Antarctic Survey, infatti, è stato firmato il protocollo di Montreal, un passo decisivo nella tutela dell'ozono.

Il protocollo di Montreal

Il protocollo di Montreal è stato siglato nel 1987 ed è lo strumento operativo del Programma ambientale delle Nazioni Unite per l'attuazione della Convenzione di Vienna del 1985 "a favore della protezione dell'ozono stratosferico". Entrato in vigore nel gennaio del 1989, è stato ratificato da 197 Paesi, tra i quali l'Italia, che lo ha fatto nel dicembre del 1988. Il Protocollo stabilisce le scadenze entro le quali i Paesi che lo hanno siglato si impegnano a contenere i livelli di produzione e consumo delle sostanze dannose per la fascia di ozono. Nel 1990, inoltre, il Protocollo ha istituito il Fondo Multilaterale Ozono allo scopo di aiutare i Paesi in via di Sviluppo a raggiungere i loro impegni per quanto riguarda la cessazione di produzione e consumo di sostanze lesive per l'ozono.

L'emendamento di Kigali

I Paesi firmatati del Protocollo di Montreal si sono riuniti il 15 ottobre del 2016 a Kigali in Ruanda per approvare un emendamento che sancisce l'eliminazione progressiva della produzione e dell'utilizzo degli idrofluorocarburi (HFC), gas utilizzati, tra le altre cose, per la refrigerazione e la climatizzazione. In seguito all'adozione del Protocollo di Montreal, queste sostanze avevano, infatti sostituito i clorofluorocarburi, che avevano trovato largo impiego come propellenti per aerosol e come agenti refrigeranti e che sono risultati essere i principali responsabili della distruzione dello strato di ozono. Ed è stato dimostrato in seguito che anche gli HFC sono potenti gas serra che possono avere un impatto negativo sul cambiamento climatico migliaia di volte maggiore rispetto all'anidride carbonica. A Kigali, i Paesi firmatari si sono impegnati a ridurre produzione e consumo degli HFC di oltre l'80% nel giro di 30 anni.

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