Più cemento in Italia, Ispra: ogni anno 15 nuove città fino al 2050

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Secondo il nuovo rapporto sul consumo del suolo presentato dall'Istituto, tra nuove infrastrutture e cantieri, nel nostro Paese si invadono aree protette e a rischio idrogeologico, per un totale di 52 chilometri quadrati persi nell'ultimo anno. LA MAPPA INTERATTIVA

Prosegue a ritmi elevati anche nel 2017 il consumo del suolo in Italia: nell'ultimo anno sono stati persi altri 52 chilometri quadrati di superficie naturale. Se l'utilizzo del cemento continuerà a questo ritmo, da qui al 2050 vi sarebbe un ulteriore consumo di suolo superiore agli 8mila km2. Sarebbe come costruire 15 nuove città ogni anno fino al 2050. L'allarme arriva dal nuovo rapporto Ispra-Snpa sul "Consumo di suolo In Italia", presentato alla Camera dei Deputati. Tra nuove infrastrutture e cantieri, si invadono zone protette e a rischio idrogeologico, sconfinando anche all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio.

Vincoli paesaggistici e aree protette

Tra il 2016 e il 2017, il 24,61% del consumo di suolo netto avverrebbe all'interno di aree soggette a vincoli paesaggistici. Circa i due terzi di nuovo consumo all'interno di queste zone è dovuto "a cantieri e altre aree in terra battuta che sono destinati, in gran parte, a essere trasformati in infrastrutture, fabbricati o altre coperture permanenti nel corso dei prossimi anni". Il consumo di suolo non risparmierebbe neanche le aree protette. La maglia nera delle trasformazioni del suolo 2017 va al Parco nazionale dei Monti Sibillini, con oltre 24 ettari di territorio consumato, seguito da quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati, in gran parte dovuti a costruzioni ed opere successive ai recenti fenomeni sismici del Centro Italia. I Parchi nazionali del Vesuvio, dell'Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono, invece, le aree tutelate con le maggiori percentuali di suolo divorato. In linea generale, nell’ultimo anno, la maggior parte dei mutamenti del suolo (81,7%) è avvenuta in zone al di sotto dei 300 metri, pari al 46,3% del territorio nazionale.

Aree a rischio idrogeologico

Il consumo del suolo è legato anche al fenomeno del dissesto idrogeologico. Il 6% delle trasformazioni del 2017 si trova in aree a rischio frana, che costituiscono il 12% del totale del suolo artificiale nazionale. Il 15%, invece, coinvolgerebbe i territori a pericolosità idraulica media. La densità maggiore di consumo rispetto alla media nazionale, invece, si troverebbe nelle aree costiere: 2,33 contro 1,73 metri quadrati per ettaro. A livello provinciale, al centro e nel Nord Italia si concentrano le province con l’incremento più alto nel 2017. Sissa Trecasali in provincia di Parma, con una crescita che supera i 74 ettari, è il comune italiano che ha costruito di più nell’ultimo anno, principalmente a causa della realizzazione della nuova Tirreno-Brennero.

I costi economici

L'eccessivo consumo del suolo avrebbe conseguenze anche in termini di costi economici: un miliardo di euro l'anno se si prendono in considerazione solo i danni provocati, nell’immediato, dalla perdita della capacità di stoccaggio del carbonio e di produzione agricola e legnose degli ultimi 5 anni. La cifra aumenterebbe a due miliardi all'anno, invece, nel caso si tenga conto anche della carenza dei flussi annuali dei servizi ecosistemi che il suolo naturale non potrà più garantire in futuro. Tra questi, ci sarebbero la regolazione del ciclo idrologico, dei nutrienti, del microclima, miglioramento della qualità dell’aria e riduzione dell’erosione.

Gli scenari futuri

Il rapporto Ispra, infine, delinea anche tre possibili scenari futuri per il 2050, la data stabilita per l'azzeramento del consumo del suolo. Il primo vede associarsi ad una progressiva riduzione della velocità di trasformazione una perdita di terreno pari a poco più di 800 chilometri quadrati tra il 2017 e il 2050. Il secondo stima un ulteriore consumo di suolo superiore ai 1600 chilometri quadrati, nel caso in cui si mantenesse la velocità registrata nell’ultimo anno. Nel terzo scenario si arriverebbe a superare gli ottomila chilometri quadrati, nel caso in cui la ripresa economica portasse di nuovo la velocità a valori medi o massimi registrati negli ultimi decenni. Se si verificasse quest'ultimo scenario, sarebbe come costruire 15 nuove città ogni anno fino al 2050.

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