La plastica negli oceani potrebbe triplicare nel giro di 10 anni

Un'economia che sfrutti le risorse dell'oceano potrebbe valere 3 trilioni di dollari entro il 2030 (archivio Getty Images)
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Un rapporto del governo britannico rivela i potenziali rischi legati all'aumento dell'inquinamento a livello globale. I vantaggi di una sana "economia oceanica" potrebbe invece valere 3 trilioni di dollari entro il 2030. LO SPECIALE SKY UN MARE DA SALVARE

La quantità di plastica nell'oceano è destinata a triplicare in un decennio, a meno che la produzione di rifiuti non venga frenata. L'allarme arriva dal Rapporto sul futuro del mare redatto dal governo britannico, secondo il quale la plastica è uno dei maggiori problemi che affliggono le acque globali, ma non l'unico. Si evidenzia, infatti, come contribuiscano alla rovina degli oceani anche l'innalzamento del livello delle acque, il riscaldamento globale e l'inquinamento in generale.

Oceani fondamentali per il futuro

Insieme ai pericoli, lo studio affronta anche quelle che sono le opportunità legate alla cosiddetta "economia oceanica" che si prevede possa raddoppiare fino a 3 trilioni di dollari entro il 2030. Per riuscire a godere dei vantaggi c'è però bisogno di apprendere maggiori e sempre più innovative conoscenze sulla conformazione degli oceani. L'idea degli esperti che hanno redatto lo studio e dei quattro ministri che lo hanno firmato, è quello di uno sviluppo che parta da una politica congiunta sugli oceani. Uno degli autori, il prof Edward Hill del National Oceanography Center del Regno Unito, ha dichiarato alla Bbc che "l'oceano è fondamentale per il nostro futuro economico: nove miliardi di persone guarderanno ad esso per avere più cibo, ma attualmente – ha ricordato Hill - sappiamo davvero poco di ciò che si trova sotto la superficie dell'acqua".

Diversi tipi di inquinamento

Secondo il capo del dipartimento ambientale del governo britannico, Ian Boyd, citato sempre dalla Bbc, "c'è un continuo processo di sfruttamento degli oceani che procede più velocemente di quanto noi scienziati possiamo documentare". Parchi eolici offshore, industrie petrolifere e imprese minerarie si stanno diffondendo in aree inesplorate. Secondo Boyd, gli scienziati devono entrare più velocemente degli operatori commerciali o almeno contemporaneamente per mettere in atto una regolamentazione adeguata per governare quelle industrie che causano maggiore inquinamento. Il rapporto mette in luce molte preoccupazioni, tra cui quella sempre più attuale sulla quantità di rifiuti in plastica negli oceani che, secondo le previsioni, triplicheranno tra il 2015 e il 2025. Ma l'oceano – spiega il rapporto – viene attaccato da diversi tipi di inquinamento, compresi quelli provocati dai pesticidi e fertilizzanti di aziende agricole, da tossine industriali come il PCB e dai prodotti farmaceutici. Gli autori sostengono che se i governi saranno capaci di individuare tattiche adeguate per proteggere la biodiversità dei mari, ci saranno enormi vantaggi da cogliere. Come quelle legate alla crescita dell'eolico offshore, seguito dall'acquacoltura marina e dalla lavorazione del pesce.

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