Robot, ricerca stima in 375 milioni i posti di lavoro a rischio

Il robot Han, prodotto da Hanson Robotics e presentato a Hong Kong (Getty Images)
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Uno studio di McKinsey prevede che entro il 2030 molti impieghi tradizionali, soprattutto manuali, saranno ridimensionati dall'automazione. Ma si creeranno anche nuove professioni che andranno a sostituire i posti persi

L'automazione cambierà il lavoro. Robot e intelligenza artificiale saranno presto in grado, in molti casi, di sostituire l'uomo, tanto da mettere a rischio 375 milioni di posti. Lo afferma uno studio di McKinsey Global Institute riportato dalla Cnn. Numeri che, però, non devono allarmare, ssotiene la ricerca. Perché se è vero che alcune mansioni sono destinate a sparire, l'automazione potrebbe generarne di nuove.

Quali sono i lavori a rischio

I lavori che hanno più probabilità di essere sostituiti dai robot sono quelli fisici, svolti in ambienti standardizzati. Una definizione piuttosto larga con cui McKinsey definisce diverse mansioni, dagli operai in fabbrica agli addetti dei fast-food. Ma sarebbe un errore pensare che l'automazione sia fatta solo da bracci meccanici e possa sostituire esclusivamente la manovalanza: molto esposti sono anche i lavori che richiedono la raccolta, la gestione e l'elaborazione di dati: ad esempio contabili, assistenti legali, impiegati, addetti alla logistica.

Un nuovo modello per il lavoro

Lo studio descrive il periodo attuale come una storica transizione, paragonabile a quella vissuta nei primi anni del '900, quando i contadini iniziarono a spostarsi in città per lavorare nelle fabbriche. Non è quindi detto che questi 375 milioni di posti vadano tutti persi. McKinsey parla piuttosto di lavoratori che avranno bisogno di cambiare settore, in un processo di formazione continua che Susan Lund, una delle autrici del report, ha definito come un cambio di paradigma: "Il modello in cui le persone vanno a scuola per i primi 20 anni della loro vita per poi lavorare per i successivi 40 o 50 è crollato. Dobbiamo pensare a un sistema di apprendimento e formazione nel corso della nostra carriera".

"Timori esagerati"

Per raggiungere l'obiettivo, serve maggiore flessibilità dei lavoratori, ma anche un intervento corposo di società private ed enti pubblici, che dovranno investire in formazione per guidare questo momento di passaggio. Per far capire quanto sia necessario e debba essere ampio, basta dire che McKinsey lo accosta al piano Marshall, con il quale le risorse degli Stati Uniti furono investite per la ricostruzione in Europa. Nonostante i milioni di persone coinvolte, lo studio resta ottimista. I robot dovrebbero avere lo stesso effetto avuto dai computer negli anni '80: hanno annientato alcuni impieghi ma ne hanno creati di nuovi. Lund definisce infatti "esagerati" i timori sul futuro del lavoro: "Sì, sarà più automatizzato, ma ce ne sarà abbastanza per tutti in molte aree".

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