Camion a guida autonoma: da Singapore all'Australia, i test nel mondo

Un tir della società Embark su una strada del Nevada (foto: profilo ufficiale Facebook)
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Oltre alle self-driving car, sbarcano su strada anche i truck senza guidatore. Questi mezzi – che prevedono comunque un conducente - sono stati autorizzati a circolare in Paesi come gli Stati Uniti

Ormai da qualche anno i dumper, grossi camion da cava, viaggiano senza guidatore in alcune miniere australiane. E ora sbarcano su strada, sempre comunque con un autista a bordo. Vediamo quali sono le caratteristiche di questi nuovi mezzi, gli esperimenti in corso e le questioni aperte.

Il “platooning” a Singapore

L'ultima novità in ordine di tempo riguardo a questa tecnologia viene da Singapore. Si chiama “platooning” e prevede una sorta di carovana in cui un camion guidato da una persona è seguito da una fila di mezzi a guida autonoma. La prova su strada, cominciata quest'anno, è condotta dalla svedese Scania e dalla giapponese Toyota (che stanno eseguendo test anche nei rispettivi Paesi) ed è stata organizzata dalle stesse autorità della città-Stato del sud-est asiatico, che non nasconde l'obiettivo di diventare la prima smart city al mondo. I camion – che si vanno ad aggiungere a macchine e taxi che già circolano in città – fanno la spola tra i porti trasportando i carichi delle navi.

La tecnologia dei camion a guida autonoma

L'idea dei self-driving truck era già stata sperimentata nel 2015 da Otto, società di Uber: una flotta di quindici camion (come quelli nel video qui sotto) che nel giro di due anni puntavano a essere utilizzati per le grosse consegne in magazzini e negozi statunitensi. Ad affiancare Otto arriva ora Embark, stratup che di recente ha svelato di essere al lavoro per rendere autonomi i tir grazie a una tecnologia basata sull’impiego di reti neurali e deep learning, ambiti di ricerca che abbracciano l'intelligenza artificiale: un approccio diverso rispetto a veicoli equipaggiati con lidar (telerilevamento) e sensori che analizzano l'ambiente circostante, come quelli visti finora.

Il nodo delle licenze e le tempistiche

Per poter effettuare i test sulle autostrade, le due società hanno ottenuto specifiche autorizzazioni rilasciate dallo Us Department of Transportation e dai singoli dipartimenti di California e Nevada. Ma non tutti i Paesi sono disposti a concedere licenze simili. Sia i camion di Otto sia quelli di Embark, comunque, richiedono la presenza di un conducente (e, nel caso di quelli di Otto, anche di un ingegnere) a bordo. In maniera autonoma, i mezzi attualmente in circolazione sono in grado di mantenere la corsia e sorpassare veicoli lenti. Secondo gli esperti, prima di vedere dei truck completamente self-driving passeranno ancora diversi anni.

Il caso australiano

Almeno due decenni, secondo uno studio di Pwc del 2015 che prevede che in Australia, nel giro di 20 anni appunto, l'80 per cento dei quasi 95mila autisti professionisti sarà stato sostituito da veicoli a guida autonoma. Lo studio ha aperto un dibattito nel Paese, dove i camion senza guidatore nelle miniere sono già una realtà: da un lato gli esperti che sottolineano come i mezzi a guida autonoma possano aiutare a risparmiare denaro e salvare vite umane; dall'altro gli autisti, con il segretario nazionale dell'Unione dei lavoratori dei trasporti che ricorda come anche le infrastrutture debbano adattarsi alla nuova tecnologia, e che la stessa possa non essere totalmente sicura. Il riferimento è al richiamo di un milione 200mila camion di Fiat Chrysler a causa della vulnerabilità del software, passibile di essere hackerato.

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