Facebook agli sviluppatori: stop all'uso di dati per la sorveglianza

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Mark Zuckerberg ha aggiornato le regole: è esplicitamente vietato lo sfruttamento di informazioni ottenute dalla piattaforma e destinate a monitorare gli utenti

Facebook, questa volta, fa chiarezza: “Gli sviluppatori non possono usare i dati per creare strumenti utilizzati per la sorveglianza”. Il divieto riguarda le informazioni disponibili su Facebook e su Instagram e coinvolge tutti gli sviluppatori, anche quelli di app destinate alle forze dell'ordine.

 

La denuncia dell'Aclu - L'inserimento della frase tra le condizioni poste agli sviluppatori è l'epilogo di una storia lunga cinque mesi. Lo scorso ottobre, l'American civil liberties union (Aclu) aveva rivelato che i dati di Facebook, Twitter e Instagram erano stati impiegati dalla società Geofeedia all'interno di un programma di monitoraggio usata dalla polizia per tracciare le proteste razziali a Oakland e Baltimora. Geofeedia pagava Twitter per accedere ai dati e si vantava di essere “l'unico strumento per social media ad avere una partnership con Instagram”. Tutto registrato e tutto legale. Ma non esattamente un toccasana per la reputazione delle piattaforme.

 

Sorveglianza contro gli attivisti – Da allora, i tre social network hanno tentato di porre rimedio. Poco dopo la pubblicazione della notizia dell'Aclu, Instagram ha sospeso l'accordo con Geofeedia. Twitter ha proibito l'accesso a Snaptrends e Media Sonar, due società che tracciavano gli hashtag #BlackLivesMatter e #IamMikeBrown (nati per supportare le contestazioni di Ferguson seguite all'uccisione di Mike Brown da parte di un poliziotto bianco) per individuare gli attivisti. Il sito di microblogging fondato da Jack Dorsey è stato il primo a proibire ufficialmente l'utilizzo dei dati da parte di società terze con l'obiettivo di sorvegliare gli utenti: lo ha fatto già nello scorso novembre.

 

Le regole nero su bianco – Facebook, invece, ha atteso marzo. A spiegare il perché della scelta è stato Rob Sherman, responsabile della privacy: “I cambiamenti ci aiutano a migliorare la nostra community e a scoraggiare comportamenti indesiderati”. Dopo le dichiarazioni seguite alle denunce, serviva essere, afferma Sherman, “più chiari”: Nei mesi scorsi, abbiamo rinforzato le azioni contro gli sviluppatori che hanno creato e venduto strumenti rivolti alla sorveglianza”. Il comportamento “rappresentava già una violazione delle regole esistenti, ma adesso vogliamo essere certi che tutti capiscano e rispettino le norme”.

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