Scala, Zubin Mehta dirige un balletto: in scena "Serata Stravinskij"

Una foto di scena di "Le Sacre du printemps". Archivio fotografico Fondazione Teatro alla Scala
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Il grande maestro racconta la sua prima volta con il corpo di ballo: “Cerco di essere flessibile, sono molto ispirato da ciò che accade sul palco”. Due i capolavori, creati sulle musiche del celebre compositore russo, in scena dall'11 febbraio: Petruška e Le Sacre du printemps

“Un direttore musicale d’orchestra non dirige un balletto. Me lo sentivo sempre ripetere durante i tanti anni trascorsi a Monaco. Eppure io avrei sempre voluto farlo. Non me l’hanno permesso! Ecco perché, non appena il sovrintendente Alexander Pereira mi ha proposto di dirigere questa serata Stravinskij ho detto subito di sì ”. Milano, sala gialla del Teatro alla Scala. Il grande maestro Zubin Mehta racconta la sua “prima volta” con il corpo di ballo del Piermarini, senza far mistero di quel velo di “snobismo” con cui spesso nei teatri internazionali più “accademici” si tende a guardare il balletto. Sarà lui, uno dei più celebri direttori d’orchestra al mondo, a dirigere infatti “Serata Stravinskij”, dall’11 febbraio al Teatro alla Scala di Milano. Una serata che porta in scena due capolavori della storia della danza del secolo scorso su musiche del celebre compositore russo: Petruška e Le Sacre du printemps.

 

Pereira: “Vogliamo unire il pubblico del balletto a quello della lirica” - “In un periodo in cui i teatri per risparmiare la prima cosa che fanno è tagliare il balletto, sono molto orgoglioso di presentare una serata come questa che, grazie alla presenza del maestro Zubin Mehta unisce il pubblico del balletto a quello dei concerti e dell’opera” sottolinea il sovrintendente del Teatro alla Scala Alexander Pereira. “Vogliamo dare un segnale molto forte. Il teatro deve avere opera, coro e balletto. E’ la sua natura. Se si rompe questa sinergia si attacca il teatro nel suo principio”. Parole che rievocano la poetica aristotelica e arrivano chiare e dirette a pochi giorni dalla lettera di licenziamento ricevuta dai danzatori dell’Arena di Verona. Un altro corpo di ballo italiano che scompare dopo quello del Maggio Musicale Fiorentino.

 

Mehta, le prove con i danzatori e il ricordo di Nureyev - La Scala ha deciso invece di chiamare per il balletto un direttore d’orchestra del calibro di Zubin Mehta, che racconta: “Mi era capitato solo una volta di dirigere Le Sacre du printemps nella versione di Béjart per il Tokyo Ballet, ma c’era stato tempo solo per pochissime prove. In questi giorni sto lavorando con i danzatori della Scala. Sono molto ispirato dalla scena. Durante le prove mi fermo sempre a chiedere al corpo di ballo se va bene, cerco di essere flessibile, di andare incontro alle loro esigenze. Se mi chiedono di aspettare, lo faccio. Ma certo il tempo non cambia”. Poi scherza: “La cosa bella di lavorare con i danzatori? Non devo contare (perché contano loro, ndr)”. E alla domanda se c’è un altro balletto che gli piacerebbe dirigere, risponde senza esitazione: “Il mandarino meraviglioso di Bartok. Ne ho parlato tante volte con Nureyev (il più grande danzatore della storia, morto nel 1993, che nella sua carriera è stato anche coreografo, ndr) ma non l’ha mai fatto. Aveva un fisico così potente, sarebbe stato perfetto”. 

 

 

Il realismo di Petruška - La “Serata Stravinskij” porta in scena due capolavori: Petruška, che torna in scena alla Scala dopo vent’anni dall’ultima rappresentazione nella versione originale di Michail Fokin e con l’allestimento di Aleksandr Benois, e Le sacre du printemps di Glen Tetley, creato nel 1974.  

Petruska è molto mimico” afferma Frédéric Olivieri, direttore ad interim del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. “C’è in scena un livello di realtà che fino a quel momento (1911, ndr) non si era mai visto. Semplici gesti del quotidiano, che possono essere universalmente riconosciuti, portati sul palco. Tutti i personaggi hanno una loro forma di danza” spiega Isabelle Fokine, nipote del grande coreografo. E ricorda: “Mio nonno aveva iniziato a sviluppare i personaggi guardando le persone sul tram a San Pietroburgo. Si chiese se si poteva portare nel balletto questo linguaggio posturale". 

 

Le Sacre du printemps, un balletto viscerale - Con la versione de Le Sacre du printemps di Tetley, dall’originale firmata da Nijinsky nel 1913, si entra invece in un’altra epoca.

“Tetley è il primo coreografo a combinare classico e moderno. Aveva studiato con Martha Graham (pioniera della danza contemporanea, ndr) e con diversi coreografi russi che erano in America” racconta Bronwen Curry, direttore artistico del Glen Tetley Legacy

 “Più di tutto lui voleva riflettere la musica di Stravinskij. E’ un balletto viscerale in cui tutto ruota intorno al sacrificio, all’idea delle caverne, di un’epoca primitiva”. 

Interpreti di questi due capolavori i danzatori del Teatro alla Scala. Una sfida per loro, come sottolinea Virna Toppi che in Le Sacre du Printemps interpreta il ruolo della madre che assiste al sacrificio del proprio figlio. Ma anche un’opportunità rara, come confessa Gabriele Corrado che parla di un “senso di gratitudine per essere stato scelto in un ruolo storico come quello del Moro in Petruška”.

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