Un gruppo di ricercatori ha individuato il primo magnete 2D

I ricercatori hanno osservato al microscopio i materiali (Getty Images - Foto di repertorio)
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Un team di ricercatori ha individuato un materiale monostrato con un forte magnetismo. Un risultato che potrebbe avere importanti applicazioni in campo tecnologico

Una ricerca condotta sui materiali magnetici con l'obiettivo di individuarne nuove tipologie, più compatte, efficienti e controllabili, che potrebbero avere possibili applicazioni dirette nella vita reale. È quella condotta da un team guidato dall'Università di Washington e dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) che ha individuato il primo magnete 2D. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista "Nature".

Un solo strato

Si tratta di dispositivi composti da un singolo strato atomico, che possono far compiere un balzo in avanti ai processi di miniaturizzazione: "Ciò che abbiamo individuato è un materiale bidimensionale isolato, con un magnetismo intrinseco molto forte - ha spiegato Xiaodong Xu, uno degli studiosi che ha guidato il gruppo di ricerca - pensiamo che nuove tecnologie legate all'informazione possano emergere basandosi su questi magneti 2D". Ad esempio, in alcuni dispositivi, centrali nella attuale vita privata e lavorativa, come gli hard disk, in grado così di diventare di stazza ancora più ridotta. Il materiale in questione si chiama trioduro di cromo (CrI3) e conserva appunto le sue proprietà magnetiche nella forma monostrato.

Legame tra 3D e 2D

Era già stato dimostrato che il CrI3 era magnetico nella sua forma tridimensionale, ma finora nessuna sostanza magnetica 3D aveva mantenuto questa sua capacità se ridotta a un singolo strato atomico: "Non è semplicemente possibile predire le proprietà magnetiche, elettriche e fisiche di un materiale 2D monostrato - ha infatti spiegato uno dei co-autori dello studio, Bevin Huang - basandosi sul comportamento della sua controparte 3D".

Esfoliazione ed analisi

Per verificare che il CrI3 avesse invece questo comportamento i ricercatori hanno esfoliato il materiale 3D, a forma di cristallo, utilizzando dei nastri di scotch, in modo da ridurlo a un solo strato. Una tecnica già usata in passato con successo per la prima volta per ottenere il grafene, la forma bidimensionale della grafite. Una volta compiuta questa operazione la sostanza 2D ottenuta è stata osservata con speciali microscopi: un'analisi che ne ha sancito le particolari proprietà.

 

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