Isolato Dna dell'uomo preistorico in grotte dove non c'erano ossa

(foto d'archivio: Getty Imges)
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Gli autori di uno studio pubblicato su Science sono riusciti a estrarre l'impronta genetica di alcuni ominidi e di diverse specie animali esaminando i sedimenti di caverne in cui non erano presenti resti ossei

Non servono resti ossei per rilevare rintracciare e studiare il Dna dell'uomo preistorico. È questo il risultato di una ricerca dell'Istituto Max Planck di antropologia evolutiva di Lipsia pubblicata su Science. La stessa rivista definisce il risultato “enorme”. Lo studio ha infatti consentito di recuperare la mappa genetica dai sedimenti presenti in alcune grotte.

La ricerca

Fino a ora, lo studio del Dna (e di conseguenza dell'evoluzione umana) è stato limitato da un fattore: non era possibile ottenere informazioni se non in presenza di ossa fossilizzate. Un vincolo importante, che ha costretto le ricerche in pochi luoghi e in aree geografiche circoscritte. I ricercatori sono invece riusciti, per la prima volta, a isolare il Dna umano e quello di altri animali partendo dai sedimenti raccolti in sette grotte (tra Belgio, Croazia, Francia, Russia e Spagna) che precedenti studi avevano accertato essere state abitate. L'analisi si è concentrata su 85 campioni risalenti al Pleistocene, in un periodo che va dai 550mila ai 14mila anni avanti Cristo, e ha confermato la presenza di uomini di Neanderthal e di Denisova. 

“Come estrarre oro dall'aria”

“Questo lavoro – sottolinea Antonio Rosas, paleobiologo del Museo Nacional de Ciencias Naturales di Madrid e tra gli autori dello studio - rappresenta un importante passo avanti, perché consente di dire quali specie di ominidi hanno occupato queste grotte e in quale momento. Tutto senza la presenza di frammenti ossei o scheletri fossilizzati". A rimarcare l'importanza della ricerca non sono solo i suoi autori. Il genetista americano Adam Siepel ha usato una metafora: “È come se avessero scoperto che è possibile estrarre polvere d'oro sospesa nell'aria”.

Lo studio sugli animali

La tecnica utilizzata dai ricercatori per isolare il Dna non è importante solo per ricostruire l'evoluzione umana. Potrà essere utilizzata per definire meglio quella di altri animali e per conoscere la dieta degli ominidi. Nelle grotte esaminate, infatti, sono stato rilevate le impronte genetiche di dodici diverse famiglie di animali preistorici. Le tracce più comuni appartengono agli “antenati” di iene, bovini, cavalli, cervi e cani. Ma, in alcune zone, è stato rilevato il corredo genetico di mammut, rinoceronti e orsi.  

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