C'è un nesso tra nome e fisionomia? Uno studio prova a rispondere

La ricerca è stata eseguita sfruttando un database di quasi 100mila foto (AFP/Getty Images)
1' di lettura

Secondo una ricerca condotta fra Israele e Francia, gli esseri umani potrebbero inconsciamente "adattare" i tratti del viso a una serie di fattori esterni. Tra questi anche le caratteristiche culturali del luogo nel quale vivono

Fra i vari fattori in grado di influenzare l'aspetto del volto umano c'è anche il nome di battesimo? Secondo i ricercatori della Hebrew university di Gerusalemme, che hanno realizzato uno studio pubblicato dal "Journal of personality and social psychology", la risposta è "sì". 

La ricerca israeliana - Saremmo noi stessi, in pratica, a modificare involontariamente il nostro aspetto facciale in base a una serie di fattori esterni. Fra questi anche il nome, che si porta dietro una serie di significati culturali legati - ad esempio - al luogo di nascita o a quello in cui si vive. Avere una "faccia da Elisa" o una "faccia da Fabio", a sorpresa, avrebbe dunque un senso. L'autore principale del sorprendente studio è Yonat Zwebner, della Hebrew university. Assieme ai suoi colleghi ha condotto una serie di esperimenti fra Israele e Francia, coinvolgendo centinaia di soggetti, cui veniva richiesto di scegliere da una lista ristretta di nomi quello da associare alla foto di un volto. La percentuale di successo, cioè l'associazione fra il viso e il vero nome della persona ritratta, era significativamente migliore in ogni esperimento di quella ottenuta associando volti e nomi in maniera casuale. 

Il nome "aiuta" anche il computer - Per avere un'idea, le percentuali di successo ottenute dai partecipanti associando nome e foto del soggetto erano comprese fra il 25% e il 40%. Mentre quelle del procedimento causale si fermavano al 20-25%, anche intervenendo a monte per controllare fattori come appartenenza etnica, età e altre variabili socioeconomiche. I dati sono stati confermati dalla parte di esperimento condotta usando un computer e un database di circa 94mila fotografie: l'algoritmo creato ad hoc ha avuto un'accuratezza compresa fra il 54 e il 65%, contro il 50% dell'accoppiamento casuale. D'altro canto è stata certificata anche l'influenza dei fattori e degli stereotipi culturali legati ai Paesi d'appartenenza. Infatti, i componenti del campione misto franco-israeliano che ha partecipato all'esperimento hanno ottenuto i risultati migliori con le foto dei propri connazionali. 

Basta un taglio di capelli - I risultati dello studio non sembrano aver meravigliato più di tanto la Zwebner: "Per noi è piuttosto consueto - ha spiegato all'American psychological association - pensare che stereotipi legati alla razza o al genere possano influenzare in qualche modo quello che diventiamo. Ricerche precedenti alla nostra hanno mostrato che anche i nomi si portano dietro degli stereotipi: per fare un esempio, siamo portati a pensare che un uomo che si chiama Bob abbia un viso più rotondo di uno chiamato Tim. Col tempo, senza che ce ne accorgiamo, possono arrivare a influenzare anche il nostro aspetto". A produrre il cambiamento, precisa Ruth Mayo, coautrice dello studio, basta poco: è sufficiente un particolare taglio di capelli per "avvicinarci" a quello che la società esterna o la cultura nella quale viviamo si aspetta da noi.

Leggi tutto