Antibiotico-resistenza, l'esperta: "Rischio di infezioni severe"

La professoressa Evelina Tacconelli è a capo della divisione malattie infettive dell'Università tedesca di Tubinga
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Evelina Tacconelli, capo della divisione "Malattie infettive" dell'università tedesca di Tubinga, ha prodotto la lista diffusa dall’Oms sui batteri resistenti agli antibiotici. "Avere nuovi antibiotici non risolverà nulla, se non ci sono medici capaci di usarli nel modo migliore"

“La lista dell’Organizzazione mondiale della sanità sui 12 batteri resistenti agli antibiotici, porterà senza dubbi alla costituzione di fondi specifici per lo sviluppo di farmaci attivi contro i germi rossi”. A parlare è Evelina Tacconelli, capo della divisione malattie infettive dell’Università di Tubinga (Germania), che ha prodotto la lista diffusa dall’Oms sui batteri resistenti agli antibiotici. L'Oms divide la lista dei batteri in tre gruppi, a seconda del grado di priorità richiesta dagli interventi: critica, alta e media. La minaccia peggiore riguarda un gruppo di batteri in grado di passare indenni a diversi trattamenti e diffondersi in ospedali e asili. 

 

Professoressa Tacconelli, come avete sviluppato questo lavoro?
Per sviluppare la lista di Oms sui batteri più pericolosi per la salute umana abbiamo utilizzato un metodo chiamato “analisi di decisione con multipli criteri”, in grado di coniugare l'evidenza scientifica con l'opinione degli esperti.

Purtroppo non è possibile utilizzare solo dati scientifici per questo tipo di progetto, perché in molte situazioni - per esempio nei paesi in via di sviluppo, in comunità o nelle strutture di lungo degenza - i dati sono mancanti od imprecisi. Prima abbiamo raccolto i dati scientifici su 10 criteri (inclusi mortalità, frequenza, antibiotici disponibili e in via di sviluppo) per 20 differenti batteri. Poi abbiamo presentato questi dati a 70 esperti provenienti da tutti il mondo, senza però informarli sul nome del batterio a cui si riferivano i dati. Nell'ultima parte del lavoro abbiamo utilizzato un software specifico che, con metodi matematici, ha definito la lista.

 

In concreto quali sono i rischi per la nostra salute?

I batteri inclusi nel gruppo ad altissimo rischio (“critical priority”) sono responsabili di infezioni severe, incluse sepsi e polmoniti, nei pazienti ospedalizzati o immunocompromessi: per esempio coloro che hanno appena effettuato una chemioterapia o sono stati sottoposti a un trapianto. È importante sottolineare che nello stesso gruppo ci sono batteri responsabili di infezioni urinarie resistenti ad alcuni antibiotici, che possono colpire anche individui sani e non ricoverati in ospedale. In questi pazienti la mortalità è chiaramente molto bassa, ma queste infezioni possono avere un impatto severo sulla  qualità della vita.

 

Quanto e come incide l'alimentazione sull'antibiotico-resistenza?

Nello sviluppo della nostra lista abbiamo incluso anche un criterio che ha analizzato il rischio di trasmissione di batteri multiresistenti dal cibo all'uomo. Alcuni batteri gram-negativi resistenti agli antibiotici, trasmessi dalla carne di pollo agli esseri umani, sono stati in alcuni casi anche responsabili di infezioni severe. Esistono attualmente numerose iniziative in Europa che lavorano per ridurre l'uso di antibiotici negli animali e per un’informazione corretta del consumatore. Credo che in questo campo il ruolo dei media sia particolarmente importante per mantenere alto il livello d’informazione della popolazione ed esigere controlli sempre più accurati.

 

Alle donne vengono prescritti più antibiotici rispetto agli uomini. È ancora così? Perché?

Mi fa piacere che questa domanda si riferisca al mio studio sul consumo degli antibiotici dello scorso anno. Non abbiamo al momento dati più attuali ma abbiamo iniziato diversi studi per definire quali fattori influenzano questo eccesso di uso e se e come possiamo eliminare questa (almeno questa) differenza tra uomini e donne…

 

Qual è il suo obiettivo sul lungo periodo relativamente al tema dell'antibiotico-resistenza?

Il mio più grande sogno è quello, tra dieci anni, di avere formato nuovi medici consapevoli e capaci di prescrivere antibiotici senza rischi per la popolazione. E di aver contribuito, con le mie ricerche, alla comprensione delle cause dell’antibiotico-resistenza e la sua prevenzione.

 

Se avesse un ipotetico nuovo budget a disposizione su cosa verterebbe la sua ricerca?

Al momento mi considero in una situazione fortunata nell'avere un budget significativo per la mia ricerca nei prossimi anni. Più che un budget superiore, vorrei avere ancora più giovani medici entusiasti e sognatori, che lavorano per ridurre il più possibile la mortalità dei pazienti con infezioni da germi resistenti agli antibiotici.

Avere nuovi antibiotici non risolverà nulla se non ci sono medici capaci di usarli nel modo migliore.   

 

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