Cosa c'è da sapere sul nuovo sistema solare scoperto dalla Nasa

La presentazione della scoperta da parte dell'astronoma Nikole Lewis (Getty Images)
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La scoperta alimenta le teorie che sostengono ci possano essere altre forme di vita nell'universo, e apre nuovi interrogativi cui cerchiamo di dare risposta. Cos'è Trappist-1? Da cosa prende il nome? Qual è la portata della scoperta? Sui pianeti del nuovo sistema solare abitano gli extraterrestri?

L'annuncio della scoperta del sistema solare che ruota attorno alla stella Trappist-1 (da cui prende il nome) in pochi secondi ha fatto il giro del mondo, portando con sé la speranza che possa esistere vita oltre la Terra. Aspettativa alimentata dagli scienziati che ritengono che i sette pianeti del nuovo sistema solare possano essere sufficientemente caldi per ospitare acqua allo stato liquido, alla base della vita.

Cos'è Trappist-1? – Trappist-1 è una stella nana rossa ultrafredda visibile nella costellazione dell'Acquario, a 39,13 anni luce dal nostro sistema solare (un anno luce corrisponde a 9.460.730.472.581 km). Ha una massa pari a un decimo di quella del Sole e poco più grande di Giove, e la sua luminosità è pari a solo 5 decimillesimi. Attorno a questa stella lontanissima da noi gravitano sette pianeti delle dimensioni simili a quelle della Terra. Qui vediamo un'interpretazione artistica del sistema solare Trappist-1 comparsa sulla copertina di “Nature” (Foto: NASA/JPL-Caltech).

 


Perché i pianeti potrebbero ospitare forme di vita extraterrestre? – I sette pianeti sono molto vicini tra loro e al “sole” attorno al quale ruotano. Il loro moto di rivoluzione dura da un giorno e mezzo a circa tredici giorni, anche se l'orbita del pianeta più distante non è ancora nota. Almeno tre dei sette – hanno sottolineato i ricercatori durante la conferenza stampa della Nasa – si trovano in una “zona abitabile”, cioè a una distanza da Trappist-1 paragonabile a quella fra la Terra e il Sole, ottimale quindi per consentire la presenza di acqua allo stato liquido e di conseguenza altre forme di vita oltre a quella terrestre. E anche se attualmente non ci fossero gli “extraterrestri”, potrebbero sempre nascervi visto che il sistema solare, che ha 500 milioni di anni, ha una “speranza di vita” stimata in dieci trilioni di anni.

 

Perché l'annuncio era tanto atteso? –
Oltre ad aprire nuovi orizzonti per la vita extraterrestre, il grande annuncio era atteso perché nei giorni precedenti la Nasa – con messaggi come questo – aveva alimentato la curiosità sui social media, lasciando i follower con il fiato sospeso.

 



Come è avvenuta la scoperta? – Trappist-1 era stato scoperto a inizio maggio 2016 dal team di astronomi guidato da Michaël Gillon dell'Istituto di Astrofisica e geofisica dell'Università di Liegi e dal Massachusetts Institute of Technology (Mit). Questo genere di stelle nane ultrafredde non è raro nella nostra galassia, ma Gillon e il suo gruppo di ricerca hanno deciso di studiare cosa ci fosse intorno, notando ombre, simili a delle eclissi, periodicamente interrotte da costanti flussi di luce: un'intuizione che ha portato poi alla scoperta della rivoluzione dei sette pianeti attorno alla stella.

Chi ha dato il nome a Trappist-1? – Nella scoperta, essenziale è stato il ruolo del Transiting planets and planetelmals small telescope che si trova allo European southern observatory (Eso) in Cile. L'acronimo del telescopio è appunto “Trappist”, da cui il nome dato alla nuova stella. Per approfondire gli studi gli astronomi si sono avvalsi anche di altri telescopi spaziali come lo Spitzer, arrivando a determinare le orbite dei pianeti, la loro massa e la distanza tra loro e Trappist-1.

 


Nel nuovo sistema solare potrebbe esserci una “gemella” della Terra? –
L'immagine a 360 gradi qua sotto ipotizza come potrebbe essere la superficie di un pianeta del nuovo sistema solare. Un sistema che sempre Gillon, coordinatore della ricerca, ha definito come “eccezionale, perché i pianeti hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra”. “Trovare una seconda Terra non è più una questione di se ma di quando", ha sottolineato Thomas Zurburchen della Nasa.  

 



Quali saranno i prossimi passi? – I ricercatori sono concordi sulla crucialità del passo compiuto nella direzione di stabilire o meno se ci sia vita su questi pianeti. Ulteriori studi saranno condotti con il nuovo telescopio spaziale "James Webb" che la Nasa lancerà nel 2018 e che potrà valutare le proprietà dell'atmosfera dei pianeti e cercare i cosiddetti biomarcatori, ossia molecole fondamentali per la vita come quelle di acqua, ozono, anidride carbonica e metano.

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