Grafene ricavato dall'olio di semi di soia, la scoperta dall’Australia

Uno scienziato in laboratorio (Getty Images)
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Il metodo messo a punto da un team di scienziati permetterà di ottenere in modo semplice ed economico il prezioso materiale usato in vari comparti industriali

Un team di scienziati australiani ha messo a punto un metodo per produrre in modo semplice e a bassi costi il grafene, il prezioso materiale costituito da uno strato monoatomico di atomi di carbonio, impiegato in diversi campi dell'industria.

 

Dall'olio vegetale – La nuova tecnica di produzione, sviluppata dai fisici guidati da Zhao Jun Han dell'Ente nazionale di ricerca Csiro, è descritta sull'ultimo numero di Nature Communications. Si tratta di un processo che permette di arrivare al grafene dalla lavorazione, in condizioni ambientali normali, dell'olio di semi di soia. Un'invenzione che potrebbe rivelarsi rivoluzionaria dal momento che il prezioso materiale, costituito da uno strato di atomi di carbonio di spessore equivalente alle dimensioni di un solo atomo, ha un alto costo di produzione dovuto alle sue caratteristiche strutturali. Il grafene ha infatti la resistenza meccanica del diamante, la flessibilità della plastica e conduce l'elettricità meglio del rame. Proprio per queste sue peculiarità viene considerato uno dei nuovi materiali con le più interessanti possibilità d'impiego in ogni genere di comparto industriale: da quello dell'elettronica fino alla produzione di congegni biomedici, dalla costruzione di pannelli solari fino alla filtrazione dell'acqua.

 

Come si ricava? – Il processo, descritto dall'articolo dei ricercatori del Csiro, prevede che l'olio di semi di soia venga riscaldato per circa 30 minuti finché non si disgrega in unità di carbonio essenziali a sintetizzare il materiale che, in un secondo momento, viene rapidamente raffreddato su fogli da nichelio. Sono esattamente le basse temperature di lavorazione a costituire la parte più interessante dell'intero procedimento. Le attuali tecniche di produzione del grafene, infatti, implicano l'uso di intenso calore sottovuoto, di costosi ingredienti come metalli di alta purezza e di gas compressi esplosivi. Una catena produttiva, quest'ultima, che per il professor Zhao Jun Han rappresentava il vero muro da abbattere. "Fino ad oggi – ha detto lo scienziato – l'alto costo di produzione del grafene è stato il principale ostacolo alla sua commercializzazione". Con l'introduzione della nuova tecnica si "potrà ridurre – dice ancora Han – il costo di produzione e ampliare il suo uso in nuove applicazioni". Fra queste, per il ricercatore, potrebbero esserci l'impiego nella produzione di batterie, cavi, schermi e auricolari, ma anche di sensori fotografici, generatori elettrici, pannelli solari e vernici.

 

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