Iss: i casi di Aids diminuiscono in Italia, ma meno tra i giovani

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Secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di Sanità, nel 2016 il calo è stato minore tra chi ha meno di 25 anni. Lorenzin: "Allarmante sia calato il livello di consapevolezza tra i giovani". Il ministero lancia una campagna per la Giornata mondiale contro l'Aids

Diminuiscono i casi di infezione Hiv, ma il dato preoccupante è il calo minore tra i giovani sotto i 25 anni. Sono gli ultimi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità a pochi giorni dalla Giornata Mondiale per la lotta all’Aids, dell’1 dicembre. Nel 2016 sono state registrate in Italia 3.451 nuove diagnosi, con una piccola diminuzione sia nel numero dei casi che nell’incidenza. È stato registrato però un aumento relativo (cioè a livello percentuale) dei casi tra i giovani. Preoccupa quindi, "la diminuita percezione del rischio" in questa fascia d'età: ne è convinta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha presentato i dati dell’Iss in occasione della campagna di comunicazione sull’Aids lanciata dal suo ministero.

Il ministro Lorenzin: “Innalzare subito il livello di attenzione”

"È allarmante", ha spiegato il ministro Lorenzin, "che sia calato il livello di consapevolezza tra i giovani sui fattori di rischio e trasmissione dell'Aids. Fondamentale è quindi promuovere comportamenti di autoprotezione per sé e il partner, e bisogna alzare il livello di consapevolezza delle persone". Il messaggio principale lanciato dal ministero della Salute e dall’Iss è: "Con l'Hiv non si scherza, proteggi te stesso e gli altri". La priorità, ha detto il ministro, è quindi "innalzare immediatamente il livello di attenzione su Aids e malattie sessualmente trasmesse, perché c'è poca consapevolezza soprattutto tra i ragazzi". Oggi, infatti, ha rilevato, "arrivano pazienti anche molto giovani che non hanno mai fatto il test e hanno già Aids conclamato, il che rende più difficile anche la terapia".

Minore consapevolezza tra i giovani

Dalle preoccupazioni emerse dagli ultimi dati, nasce la campagna di comunicazione sull'Hiv-Aids presentata dal ministero e dall'Iss, e che comprende spot televisivi e anche iniziative di sensibilizzazione sui social media, indirizzate in modo particolare ai più giovani. Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell'Iss, ha avvertito: "A fronte di un leggero calo delle nuove diagnosi da Hiv nell'ultimo anno, abbiamo però registrato un aumento relativo dei casi proprio tra i giovani con meno di 25 anni; ciò vuol dire che in questa fascia la malattia sta diminuendo più lentamente". Questa minore consapevolezza, ha spiegato Rezza, "è dovuta a una perdita della memoria generazionale rispetto alla gravità di questa malattia". 

Aumentano i casi di trasmissione sessuale

Emerge dai dati dell’Iss anche un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce infatti la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva, ma aumenta la proporzione dei casi attribuibili a trasmissione sessuale, in particolare tra gay maschi. Sempre nel 2016, sono stati segnalati 778 casi di Aids conclamato e oltre il 50% dei casi di Aids segnalati era costituito da persone che non sapevano di essere Hiv positive. Sul totale delle nuove diagnosi di Hiv, il 76,9% è registrato tra i maschi. Le Regioni con l'incidenza più alta di casi di Hiv sono state Lazio, Marche, Toscana e Lombardia.

Il web sempre più usato per incontri a rischio

Il rischio Aids corre di più sul web: proprio la rete è sempre più utilizzata per incontri pericolosi. Anche questo aspetto emerge da un'indagine pilota dell'Iss condotta dal telefono verde Aids dell'Istituto Superiore di Sanità. L'indagine è stata condotta su 131 uomini che dichiarano di avere rapporti sessuali con uomini e ha mostrato che oltre la metà si rivolge ad app e siti di incontri. Il target dell'indagine telefonica è stato scelto identificando proprio la popolazione in cui si riscontra il maggior numero di nuove diagnosi di Hiv. Su 131 intervistati, il 57,5% ha dichiarato di utilizzare internet per gli incontri sessuali, il 24,4% ha dichiarato di aver avuto una infezione a trasmissione sessuale, mentre il 68,5% ritiene di essere "per niente o poco a rischio per infezioni sessualmente trasmesse". L'88% del campione dichiara inoltre di aver fatto almeno una volta nella vita il test Hiv.

Aumentano casi tra stranieri: un terzo del totale

Un altro dato che interessa i rilevamenti per il 2016 è che il 35,8% dei casi diagnosticati come Hiv positivo, in Italia, è di nazionalità straniera: "C'è dunque un aumento delle diagnosi tra le persone straniere, che totalizzano un terzo dei casi di nuove diagnosi sul totale", spiega Gianni Rezza. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto, tra gli stranieri il 65,5% dei casi è costituita da eterosessuali (femmine 34,9%, maschi 30,6%). Negli "ultimi anni", afferma Rezza, "si osserva pertanto un rilevante aumento della quota degli stranieri con una nuova diagnosi di Hiv, soprattutto tra quelli provenienti da paesi dove l'infezione ha più larga diffusione".

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