Resistenza agli antibiotici, l'Italia è tra i Paesi più colpiti

Grecia, Italia e Romania sarebbero i paesi dove, in media, è stata isolata la maggior quantità di batteri resistenti agli antibiotici (foto: archivio Getty Images)
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Presentato al Ministero della Salute il primo decalogo per il corretto uso di questi farmaci. Ogni anno l’antibiotico-resistenza provoca in Europa quattro milioni di infezioni e circa 37mila morti. Peggio del nostro Paese solo la Grecia  

A livello europeo l'Italia è uno dei paesi in si registrano il maggior numeri di casi di antibiotico-resistenza, con la sola Grecia che registra numeri peggiori del nostro. L’allarme ha portato a stilare il primo decalogo per il corretto uso degli antibiotici, realizzato dal Gisa, Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica e presentato oggi al Ministero della Salute. Secondo gli esperti, la situazione più preoccupante riguarderebbe gli ospedali italiani, dove le infezioni da germi antibiotico-resistenti colpiscono 300mila pazienti e causano tra i 4500 e i 7mila decessi.

La situazione in Europa

L’antibiotico-resistenza provoca ogni anno in Europa 4 milioni di infezioni da germi e 37 mila morti. All'interno di questo contesto, Grecia, Italia e Romania sarebbero i Paesi dove, in media, è stata isolata la maggior quantità di batteri resistenti agli antibiotici. A segnalarlo è il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) nel nuovo sito che ha lanciato in vista della prossima Giornata europea degli antibiotici, che si celebra il 16 novembre. L'Atlante di sorveglianza sulle malattie infettive, con gli ultimi dati riferiti al 2015, mostra che la percentuale di batteri resistenti isolati è tra il 50-75% in Grecia, 25-50% in Italia, e tra il 10-25% in Romania. I tassi più bassi vengono invece registrati nei paesi scandinavi e in Olanda. Generalmente i Paesi con bassi livelli di antibiotico-resistenza sono anche quelli dove questi farmaci vengono utilizzati meno. Gli antibiotici vengono prescritti nell'80-90% dei casi dai medici di base, principalmente per infezioni delle vie respiratorie. In sei stati (Francia, Belgio, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia e Svezia) è stata osservata una diminuzione dell’uso degli antibiotici nei pazienti ambulatoriali e nei batteri resistenti responsabili di comuni infezioni. Il tasso di resistenza antibiotica, però, resta ancora alto o in aumento nella maggior parte degli Stati membri, soprattutto per batteri comuni come lo Staffilococco aureo o l'Escherichia coli. Inoltre, ci sarebbero casi di infezioni causate da batteri resistenti a quasi tutti gli antibiotici.

L'uso inappropriato degli antibiotici

Uno dei problemi alla base dell’antibiotico-resistenza è proprio l’uso inappropriato dei farmaci. "La realtà epidemiologica – rileva il presidente di Gisa, Francesco Menichetti - impone di ridurre l'uso inappropriato di antibiotici, sia nelle persone che negli animali, il miglioramento della diagnostica microbiologica e le prescrizioni inutili o fai da te". Secondo il presidente, un’altra causa potrebbe essere il calo del livello di protezione immunitaria dato dalle vaccinazioni. Allarmante anche la situazione negli ospedali italiani, come sostiene Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore della sanità, "anche per un semplice problema di igiene di medici e personale: basterebbe lavarsi le mani passando da un paziente all'altro". Secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie, il 50% di tutti gli antibiotici utilizzati nelle strutture ospedaliere può essere inappropriato e favorire lo sviluppo della resistenza. I casi in cui ciò accade sono diversi: quando vengono prescritti antibiotici non realmente necessari, quando la somministrazione viene ritardata in pazienti in condizioni critiche, oppure quando la dose o la durata della terapia non sono corrette.

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