Che cos'è la Seu, l'infezione che colpisce soprattutto i bambini

La sindrome emolitica-uremica può portare a un'insufficienza renale che spesso rende necessaria la dialisi (foto: archivio Getty Images)
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Si tratta della sindrome emolitico-uremica, una patologia rara che rappresenta la causa più importante di insufficienza renale in età pediatrica e, in particolare, durante i primi anni di vita

Il 24 agosto è morta una bambina di due anni di Corato all'ospedale pediatrico 'Giovanni XXIII' di Bari a causa della Seu. Si tratta del secondo decesso causato da questa malattia in soli tre mesi, il primo risale ad inizio giugno quando a perdere la vita era stata una bimba di 16 mesi di Altamura. Ma cos'è la Seu e quali sono le cause e i sintomi della malattia.

Cos'è l'infezione da Seu?

La sindrome emolitica-uremica (Seu) è una malattia rara che costituisce la causa principale di insufficienza renale acuta in età pediatrica, in particolare nei primissimi anni di vita. I sintomi tipici di questa patologia sono l'anemia emolitica, trombocitopenia (una carenza di piastrine) e un'insufficienza renale che spesso rende necessaria la dialisi. Nei bambini, sottolinea l'Istituto superiore della sanità, la Seu può avere un decorso grave, rivelandosi in alcuni casi fatale.

Cause e sintomi della Seu

Secondo l'Iss, nella sua forma tipica, che rappresenta l'85% dei casi, la Seu si manifesta come complicazione di un'infezione intestinale batterica, sostenuta da ceppi di Escherichia coli che producono una potente tossina, chiamata verocitotossina o shiga-tossina, capace di entrare nel circolo sanguigno e colpire soprattutto i reni. Le forme atipiche di Seu, invece, possono anche essere riconducibili a fattori genetici e, di conseguenza, colpire a distanza di tempo persone della stessa famiglia. Esistono, infine, rari casi in cui si può sviluppare come infezione sistemica dovuta allo Streptococcus pneumoniae, ovvero il batterio principale responsabile della polmonite negli adulti. Per quanto riguarda i sintomi, l'insufficienza renale è preceduta da dissenteria, spesso sanguinolenta e vomito. Una volta raggiunto il rene, la tossina prodotta dal batterio determina i sintomi dell'insufficienza renale: scarsa produzione di urina o totale assenza. Oltre a questo i pazienti affetti da Seu soffrono di anemia emolitica, ovvero globuli rossi frammentati ed emoglobina ridotta e trombocitopenia, cioè una carenza di piastrine.

Come si contrae e quali sono le cure

L'infezione si trasmette principalmente per via alimentare, ma può anche essere veicolata per contatto con animali infetti o ambienti contaminati o per trasmissione da persona a persona per via oro-fecale. I ruminanti, in particolare i bovini, sono frequentemente portatori asintomatici delle tossine, a livello intestinale. Le loro feci possono, quindi, contaminare la carne e il latte durante la macellazione e la mungitura. Qualora la carne sia contaminata e venga consumata poco cotta, il germe può essere trasmesso all'uomo. Non è consigliato il consumo di latte non pastorizzato (crudo) che può essere a sua volta veicolo di trasmissione. Il periodo di incubazione dell'infezione è compreso tra uno e cinque giorni. La terapia antibiotica può non essere sufficiente, in quanto la dissenteria, nella fase iniziale della malattia, non ha caratteristiche particolari che consentano di individuare immediatamente l'agente infettante. È opportuno monitorare il paziente sospettato di aver contratto la Seu con esami del sangue e delle funzioni renali. Dialisi e plasmaferesi (ovvero la separazione del plasma sanguigno dagli elementi corpuscolati del sangue ottenuta mediante centrifugazione) servono a supportale le funzioni renali ed eliminare dall'organismo le sostanze tossiche.

L’importanza del rispetto delle norme igieniche

Dopo i due casi di Corato e Altamura registrati negli ultimi mesi, la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), ha sottolineato che non ci sarebbe il rischio di epidemia, ma "occorre mantenere alto il rispetto delle norme igieniche". "È bene mantenere alta la guardia sulle principali norme igieniche – ha sottolineato anche Massimo Andreoni, direttore dell'Unità operativa complessa Malattie infettive all'Università di Tor Vergata - in primis il lavaggio delle mani, poiché è anche possibile, seppur eccezionalmente, la trasmissione del germe tra uomini per via oro-fecale".

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