Salgono infezioni resistenti ad antibiotici: 5.300 i casi in Italia

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La maggior parte, contratti durante ricoveri ospedalieri, è stata riportata nelle regioni del nord Italia (51,7%), seguite da quelle del Centro (25,8%), Sud (14,1%) e isole (8,4%)

Crescono in Italia le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, il più delle volte presi durante un ricovero in ospedale. Secondo i dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), nel rapporto Istisan “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi”, tra il primo aprile 2013 e il 31 luglio 2016 sono stati segnalati 5.331 casi, con un andamento crescente. Tra il primo gennaio e il 31 luglio 2015 sono stati infatti 1.059, e 1.183 nello stesso periodo del 2016. Quelle rilevate sono le batteriemie, cioè la presenza di batteri nel sangue, in questo caso gli enterobatteri resistenti ai carbapenemi (cioè gli antibiotici usati per le infezioni resistenti) e/o produttori di carbapenemasi. Il numero di segnalazioni e l'incidenza variano a seconda delle Regioni: si passa dalle 946 segnalazioni del Lazio allo 0 del Molise.

La distribuzione geografica del fenomeno

La maggior parte dei casi è stata riportata nelle regioni del nord Italia (2.758 casi, 51,7%), seguite da quelle del centro (1.364 casi, 25,8%), sud (761 casi, 14,1%) e isole (448 casi,8,4%). Le province che più hanno segnalato sono state Roma (17,2%), Genova (7,9%), Torino (6,7%), Milano (5,9%%), Bari (5,1%), Bologna (4,9%) e Palermo (4,5%), mentre i pazienti più colpiti sono stati quelli di sesso maschile (62%), con un'età media di 65,4 anni. Al momento in cui sono comparsi i sintomi, l'84% dei pazienti si trovava in ospedale, soprattutto nei reparti di terapia intensiva (39,6%), medicina generale (12,6%) e chirurgia (10,2%), l'8,8% a casa e il 2,6% in una struttura residenziale. L'infezione (batteriemia) ha avuto origine principalmente da un catetere venoso centrale o periferico (21,9%) o da infezione delle vie urinarie (19,3%).

Un problema a livello mondiale

Quello della resistenza agli antibiotici sta diventano un problema sempre più urgente da risolvere. Secondo una stima recente, causa nel mondo circa 700mila morti l'anno, ma se il tasso di resistenza mantenesse lo stesso ritmo degli ultimi anni, nel 2050 si potrebbe arrivare a 10 milioni di morti per infezioni antibiotico-resistenti. Secondo i dati del Rapporto 2015 della sorveglianza europea dell'antibiotico-resistenza EARS-Net, l'Italia è, insieme alla Grecia, un paese con percentuali del batterio K. pneumoniae resistente ai carbapenemi molto superiori alla media europea. Questo tipo di infezioni, nel nostro paese, hanno iniziato ad aumentare dal 2010. Nel 2009 solo l'1,3% delle batteriemie da K. pneumoniae erano causate da ceppi resistenti ai carbapenemi, mentre nel 2011 erano il 27% e nel 2015 il 33%.

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