La terapia ormonale può essere utile nel cancro alle ovaie

Nuovo passo in avanti nella ricerca contro il cancro (foto d'archivio, Getty Images)
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Secondo una ricerca condotta dall'equipe del professor Andrea De Censi, direttore di Oncologia dell'Ospedale Galliera di Genova, questo tipo di trattamento, in alcuni casi, ha evidenziato una capacità di ridurre la mortalità del 31% 

L'equipe del professor Andrea De Censi, direttore di Oncologia dell'Ospedale Galliera di Genova, è riuscita a rintracciare nuovi elementi positivi nella terapia ormonale. Secondo i ricercatori, quest'ultima, potrebbe essere una soluzione efficace nel carcinoma dell'ovaio. Lo studio, sostenuto dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e pubblicato sulla rivista scientifica "Gynecological oncology", ha evidenziato la capacità delle terapie ormonali di ridurre la mortalità nel 31% su un campione ristretto di 700 donne. Un dato, secondo gli scienziati, di grande importanza perché, nonostante i recenti progressi, "le nuove terapie per il tumore ovarico non hanno dimostrato la capacità di ridurre significativamente la percentuale dei decessi", si legge nella nota diramata dall’Ospedale Galliera.

Gli indizi che hanno portato allo studio

Per condurre lo studio, l'equipe del professor Andrea De Censi, ha preso in esame una recente ricerca canadese condotta con tremila pazienti. L'analisi ha dimostrato che la presenza dei recettori per gli estrogeni (ormoni femminili) e i progestinici è "associato alla prognosi del cancro alle ovaie". Partendo da queste considerazioni il team di ricercatori, in collaborazione con gli esperti dello Istituto europeo di oncologia (Ieo), hanno cercato di fare luce sulla questione avvalendosi dell'analisi sistematica della letteratura in materia. Così il professor De Censi assieme ai suoi colleghi, e grazie all’aiuto della ricercatrice dell'Airc Laura Paleari, ha analizzato oltre 40 anni di letteratura mediante i risultati di 53 studi compiuti sull’impatto di questo tipo di trattamenti. "Uno dei maggiori limiti – ha dichiarato De Censi - è che il ruolo delle terapie ormonali nella patologia ovarica non è mai stato studiato sistematicamente in ricerche randomizzate ben progettate".

I risultati della ricerca

Dallo studio di queste ricerche è emerso che le principali terapie studiate utilizzano il tamoxifene: un farmaco di sintesi, caratterizzato dalla capacità di competere con gli ormoni estrogeni a livello degli specifici recettori cellulari, e per questo oggi impiegato spesso nel trattamento chemioterapico del tumore alla mammella in fase avanzata. Nello specifico è emersa una risposta clinica nel 41% delle donne in trattamento con terapie ormonali, che si eleva al 46% nelle pazienti "con accertata positività per i recettori estrogenici e/o progestinici e al 55% in quelle sensibili alla chemioterapia a base di platino". Inoltre, secondo gli autori, la terapia ormonale nei tumori alle ovaie con accertata positività per i recettori ormonali è un'opzione "promettente che andrebbe considerata in studi clinici randomizzati". Queste terapie, infatti, si legge nella nota diffusa dall’Ospedale Galliera "hanno anche costi molto bassi". Quindi "grazie ad Airc – ha concluso De Censi -  abbiamo la possibilità di portare avanti ricerche in un settore poco attraente dal punto di vista del profitto ma di indubbia rilevanza per la salute delle donne, con benefici clinici e tossicità minima".

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