Cos'è il favismo e quali sono gli alimenti da evitare

Il favismo è una patologia congenita ed ereditaria (Fotogramma)
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Con l'arrivo di fave e piselli freschi nei supermercati, torna l'attenzione per questa patologia congenita, collegata a una carenza enzimatica. Ecco quali sono i cibi da non assumere e i comportamenti da tenere

In primavera nei supermercati compaiono cartelli che avvertono i clienti che nel negozio sono presenti fave fresche. Non si tratta di un'indicazione pubblicitaria, ma di un avvertimento necessario per chi è affetto da favismo, una condizione patologica legata alla carenza di un enzima presente nei globuli rossi. L'ingestione o il contatto con fave o piselli freschi può scatenare in chi ne soffre anemia, pallore, febbre, fino a compromettere le sue condizioni di salute.

Cos'è il favismo

Il favismo è un difetto congenito di un enzima di solito presente nei globuli rossi, il glucosio-6-fosfato-deidrogenasi. Tale enzima è necessario per la vitalità di queste cellule del sangue, responsabili del trasporto dell'ossigeno dai polmoni verso il resto del corpo. Quando l'enzima G6PD viene a mancare, avviene l'emolisi: i globuli rossi muoiono e sopraggiunge l'anemia. Questa patologia è ereditaria e viene trasmessa dal cromosoma sessuale X. Negli uomini si manifesta una forma grave di favismo, mentre le donne - da portatrici - lo trasmettono ai figli, ma se ne ammalano in forme più lievi. Si tratta di una condizione molto diffusa in Africa e in alcune popolazioni dell'Asia meridionale, ma anche nel Mediterraneo si riscontrano casi di favismo con una frequenza che varia dal 4% al 30%, con picchi in Grecia e Sardegna.

Alimenti da evitare

Secondo l'Associazione Italiana Favismo questo fenomeno si verifica quando chi soffre di una carenza di G6PD ingerisce fave, piselli o alcuni farmaci come i sulfamidici, salicilici, chinidina o menadione. Queste sostanze agiscono da fattore scatenante perché inibiscono l'attività del glucosio-6-fosfato-deidrogenasi eritrocitaria, un altro enzima, impoverendo ulteriormente i globuli rossi già deficitari nell'organismo a causa della carenza di G6PD.

Sintomi

Di solito il favismo si manifesta 12-48 ore dopo l'assunzione di fave fresche o di una delle altre sostanze citate. Trattandosi di una malattia congenita, si rivela già in tenera età. Il bambino può manifestare i sintomi dell'ittero, assumendo un colorito giallastro ma intenso. Nelle sue manifestazioni più gravi, il favismo può portare alla distruzione della metà dei globuli rossi presenti nell'organismo, con conseguente febbre, difficoltà respiratorie, debolezza. Inoltre, può avvenire una ipercolorazione delle urine fino ad arrivare a un collasso cardiocircolatorio.

Come si cura il favismo

La patologia non è curabile, ma in presenza di una crisi è necessaria una immediata trasfusione di sangue fresco, previo ricovero in ospedale. In attesa dell'intervento medico, non bisogna assolutamente somministrare farmaci alla persona colpita.

I rischi

Il favismo non comporta disagi continui, che possono compromettere la qualità della vita di chi ne soffre. Come per le allergie, basta evitare le fave e i piselli freschi, nonché i medicinali che possono scatenare gli attacchi. Per questo è importante essere a conoscenza della propria condizione per poter prevenire rischi. Per chi è affetto da una forma grave di favismo anche solo l'inalazione può costituire un serio problema, motivo per il quale gli esercizi commerciali che vendono i prodotti indicati come scatenanti della crisi emolitica, devono esporre un adeguato avviso. In caso di esposizione al contatto di neonati, la reazione anemica può essere rapida e compromettere la vita del bambino.

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