Altroconsumo: contenitori dei fast food dannosi per la salute

Sono a rischio gli incarti dei cibi particolarmente grassi (Getty Images)
1' di lettura

Secondo analisi di laboratorio condotte dall'associazione dei consumatori, svariati imballaggi di cibi grassi conterrebbero sostanze a rischio, le Pfas: "sono inquinanti persistenti, equiparabili ai composti più noti come il Ddt, i Pcb e le diossine"

Gli imballaggi di diversi cibi ricchi di grassi presentano una concentrazione particolarmente elevata di Pfas, acronimo che sta per "sostanze perfluoro alchiliche": il loro utilizzo è già stato proibito in Danimarca, ma nel resto d'Europa vengono a contatto con gli alimenti che mangiamo abitualmente. L'uso delle Pfas, del resto, è volto proprio a trattare i materiali al fine di renderli più resistenti all'unto. E' quanto denuncia Altroconsumo che ha fatto analizzare in laboratorio 65 campioni di imballaggi alimentari, di cui 13 di provenienza italiana. I risultati, in 63 casi, hanno mostrato una presenza di Pfas superiore ai livelli tollerati dall'Autorità Danese per la sicurezza alimentare.



Gli incarti incriminati – Gli imballaggi di pizze, hamburger, ciambelle, patate fritte e di altri cibi particolarmente unti sono quelli a maggior rischio per la presenza di Pfas. In questa categoria generica di sostanze risultano più dannosi i composti chimici “a catena lunga”, ovvero i più persistenti una volta dispersi nell'ambiente. Secondo l'Agenzia per la protezione dell'ambiente americana (Epa), le Pfas sono “bioaccumulative nella fauna e negli umani, sono tossiche sugli animali di laboratorio e in natura”.



Le analisi - “I test di laboratorio che Altroconsumo ha condotto per l’Italia con altre quattro associazioni indipendenti europee, Danish Consumer Council (Danimarca), DECO (Portogallo), OCU (Spagna) e Test-Achats (Belgio)”, si legge in una nota della rivista, “hanno documentato la presenza di sostanze indesiderate nei contenitori alimentari utilizzati in fast food e pizzerie”. In particolare sono state “rinvenute sostanze tossiche in metà dei campioni esaminati; alcune di queste sono nell’Elenco europeo delle sostanze estremamente problematiche (Substances of Very High Concern), come il Pfoa, composto chimico che riduce la fertilità e danneggia il feto”.



Pfas e salute – Secondo quanto scrive Altroconsumo nella sua inchiesta, le Pfas sono “inquinanti persistenti, equiparabili ai composti più noti come il Ddt, i Pcb e le diossine; sono considerati importanti interferenti endocrini e, in un caso, il Pfoa, anche possibili cancerogeni”. Per questo, alla luce dei risultati dei test, la rivista ha inviato una lettera al ministero della Salute nella quale si chiede di “regolamentare le caratteristiche di carta e cartone destinate al contatto con gli alimenti” in quanto i “composti fluorurati non dovrebbero essere usati in questi materiali”. Le alternative più sicure, conclude Altroconsumo, esistono già.

Leggi tutto