Consip, Renzi al padre: "Non puoi dire bugie". Orlando avvia verifiche

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L'ex premier in una telefonata pubblicata dal Fatto Quotidiano: "È vero che hai cenato con Romeo?". Il ministro della Giustizia Andrea Orlando avvia accertamenti sulla pubblicazione. Il segretario Pd: "Ribadita mia serietà". Aperto filone d'inchiesta su Grandi Stazioni

"Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati", "non puoi dire bugie o non ricordo". Sarebbe questo, secondo Il Fatto quotidiano, il contenuto di un'intercettazione del 2 marzo di quest'anno tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, alla vigilia della convocazione di quest'ultimo in procura, nell'ambito della vicenda Consip. Il brogliaccio è riportato nel libro del giornalista Marco Lillo 'Di padre in figlio'. Intanto, a quanto si apprende, il ministro della giustizia Andrea Orlando, tramite l'ispettorato generale, ha avviato negli uffici interessati degli accertamenti preliminari sulla pubblicazione della telefonata. E nell'inchiesta si apre un nuovo filone che riguarda Grandi Stazioni, società controllata da Ferrovie dello Stato.

Il colloquio

"È una cosa molto seria", afferma l'ex premier, secondo quanto ricostruito da Lillo: "Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi". E ancora: "Devi dire nomi e cognomi", "Mazzei è l'unico che conosco anche io". "E' vero che hai fatto una cena con Romeo?", domanda l'ex premier. E i carabinieri - riporta il quotidiano - annotano: "Tiziano dice di no e che le cene se le ricorda ma i bar no". Quindi Matteo Renzi: "Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato". E ancora: "Andrai a processo, ci vorranno tre anni e io lascerò le primarie", "non puoi dire bugie o non mi ricordo e devi ricordarti che non è un gioco" .

Indagine per violazione segreto

Intanto, oltre al provvedimento del ministro Orlando, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio e per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. La telefonata, che risale al 2 marzo scorso, fu intercettata dai carabinieri del Noe per conto della procura di Napoli. Ad essere sotto intercettazione, su richiesta degli inquirenti partenopei, era Tiziano Renzi, attualmente indagato a Roma per traffico di influenze. Il contenuto del colloquio tra l'ex premier ed il padre, ritenuto penalmente irrilevante a piazzale Clodio, non compare in nessuna informativa.

Renzi: “Pubblicazione illegittima”

E della correttezza della pubblicazione parla anche Matteo Renzi nel corso della diretta Facebook #Matteorisponde: "La pubblicazione della telefonata tra me e mio padre è illegittima perché viola le norme". E aggiunge: "Mio padre si è preso un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta la cui indagine poi è stata archiviata, mio padre ha la fedina penale pulita, non è abituato a questa pressione che deriva più dal cognome che dai comportamenti". Infine, sul giornalista marco Lillo dice: “mi conosce perché già in un caso abbiamo fatto una transazione a proposito di una notizia falsa che mi riguardava, io sono vincolato a non dire su che vicenda, mi piacerebbe lo facessero altri".

Renzi: ribadita mia serietà

Già questa mattina l'ex premier era intervenuto su Facebook: "Queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: 'Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità'", ha scritto il segretario Pd. Nel post Renzi ricostruisce anche la notizia della cena del padre con Romeo data da Repubblica e scrive: "Dubito di lui, esperienza che vi auguro di non provare mai verso vostro padre, e sulla cena mi arrabbio. 'Ma come? Vai a fare le cene riservate in una bettola segreta a Roma? Con imprenditori che hanno rapporti con la pubblica amministrazione?' Mi sembra allucinante. E tuttavia, ingenuo come sono, credo a Repubblica perché mi sembra impossibile che pubblichino un pezzo senza alcuna verifica: se lo scrivono, sarà vero. Dunque incalzo mio padre".

 

"Chi ha sbagliato pagherà fino all'ultimo centesimo, comunque si chiami. Spero che valga anche per chi - tra i giornalisti - ha scambiato la ricerca della verità con una caccia all'uomo che lascia senza parole" continua Renzi. "Possono costruire scandali o pubblicare prove false quanto vogliono. Noi crediamo nella giustizia. Ci fidiamo delle istituzioni italiane".

M5S all'attacco

"Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono due bugiardi. Le due facce dello stesso governo bugiardo che ha mentito agli italiani per proteggere gli affari di famiglia", scrive su Facebook Luigi Di Maio (M5s). Incalzano anche i capigruppo Roberto Fico e Carlo Martelli: "Ci sono troppi aspetti opachi rispetto agli incontri di Tiziano Renzi con Alfredo Romeo e Carlo Russo a Roma. Si parla di bettole, ristoranti e bar: uno spaccato inquietante che fa comprendere di che pasta è fatto il Giglio magico”.

Un nuovo filone su Grandi Stazioni

La maxi inchiesta Consip intanto prosegue e oggi la Procura di Roma ha disposto l’acquisizione di documenti nella sede di Grandi Stazioni, società controllata da Ferrovie dello Stato che si occupa della manutenzione e pulizia nelle stazioni ferroviarie. Nel nuovo filone risulta indagato per turbativa d'asta l'imprenditore toscano Carlo Russo, già inquisito per traffico di influenze illecite nell'indagine che vede indagato per lo stesso reato Tiziano Renzi.

Data ultima modifica 16 maggio 2017 ore 13:32

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