Istat: un italiano su tre è a rischio povertà o esclusione sociale

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Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica, nel 2016 sono 18 milioni i residenti in Italia (pari al 30% della popolazione) che potrebbero trovarsi in tali condizioni. Numeri in aumento rispetto al 2015

Quasi uno su tre: il 30 per cento, delle persone residenti in Italia, nel 2016 è a "rischio di povertà o esclusione sociale". A dirlo è l’Istat, che stima in oltre 18 milioni le persone coinvolte. Numeri che, scrive l'Istituto, "vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 ancora lontani: la popolazione esposta è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto". Istat precisa anche che "stanno aumentando sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie con gravi privazioni (12,1% da 11,5%), ma anche quella delle persone che vivono in nuclei familiari a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)".

Cresce la disuguaglianza economica

Una "significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie", rilevano i dati Istat, però si associa a "un aumento della disuguaglianza economica" oltre che "del rischio di povertà o esclusione sociale". In particolare, nel 2015, "la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata".

Sud cresce ma resta zona più esposta al rischio di povertà

Secondo quanto riportato dall’Istat, nel 2015: "metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto sotto i 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese)". Dati che evidenziano comunque un aumento dell'1,4% su base annua. "Una crescita - aggiunge l'Istituto - che nel Mezzogiorno risulta quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale: +2,8%". Tuttavia, rispetto al resto del Paese, "rimangono su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili)". D'altra parte, e qui le stime sono aggiornate al 2016, il Mezzogiorno resta, "L'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015)".

Disuguaglianza tra redditi: l’Italia sopra la media Ue

Secondo l’Istat, in Italia, l’indice di Gini (il coefficiente usato come indice di concentrazione per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza) risulta sopra la media europea: in una scala compresa tra 0 e 1, nel nostro Paese è pari allo 0.331 contro lo 0.307 dell’Ue. "Nella graduatoria tra tutti gli Stati, l’Italia occupa la ventesima posizione", fanno sapere dall’Istituto. Inoltre, in base al rapporto relativo al 2016, Istat fa notare che mentre da noi il rischio di povertà o esclusione sociale sale al 30%, a livello dell’Unione Europea diminuisce passando dal 23.8% a 23.5%. 

Europa a due velocità

Anche se in generale il trend europeo è positivo, non si può dire lo stesso se si analizzano i singoli Paesi: "Il valore italiano relativo al rischio di povertà o esclusione sociale si mantiene inferiore a quelli di Bulgaria (40,4%), Romania (38,8%), Grecia (35,6%), Lettonia (30,9%)". Ma, aggiunge l'Istat, i dati rimangono "molto superiori a quelli registrati in Francia (18,2%), Germania (19,7%) e Gran Bretagna (22,2%) e poco più alti rispetto a quello della Spagna (27,9%)". I Paesi con il livello più basso dell'indicatore sono Repubblica Ceca (13,3%), Finlandia (16,6%), Paesi Bassi e Danimarca (entrambi 16,7%).

Data ultima modifica 06 dicembre 2017 ore 15:08

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