Diesel, Fca chiude in Borsa a +4,6%. Indagini anche su Renault

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Il giorno dopo la nota dell'Epa che accusava la Fiat Chrysler di aver violato le norme sull'inquinamento, il titolo riguadagna terreno a Piazza Affari. Le autorità indagano, Marchionne difende il gruppo. Aperta inchiesta in patria sulla casa automobilistica francese, che ribatte: "Leggi rispettate"

Il giorno dopo le accuse dell’Epa, arriva la notizia secondo cui il Dipartimento di Giustizia statunitense avrebbe aperto un'inchiesta su Fca, accusata di aver violato le regole sul controllo delle emissioni. E anche un'altra casa automobilistica sarebbe sotto indaginein questa volta in Francia: la Renault, che si difende ribadendo di essere in regola.

 

Fca rimbalza in Borsa - Ieri l’Agenzia per la protezione ambientale americana aveva puntato il dito contro la casa automobilistica, accusandola di aver usato un software per aggirare i test sulle emissioni diesel e violato i limiti su circa 104mila macchine. Il titolo era crollato in Borsa, chiudendo a -16% a Milano e a -10,23% a Wall Street. Oggi, invece, Fca si rialza a Piazza Affari e in chiusura si attesta a +4,61%; Exor bene anche Exor, il titolo della holding della famiglia Agnelli, che chiude a + 6,73%.



Le accuse a Fca - Per quanto riguarda il software di Fca sotto accusa, le autorità stanno indagando. Il gruppo rischia una sanzione fino a 4,63 miliardi di dollari. La casa automobilistica Fiat Chrysler si è difesa con una nota, nella quale si è detta pronta a collaborare, ma anche con le parole del suo amministratore delegato, Sergio Marchionne: “Abbiamo la coscienza pulita, nessuno qui è così stupido”. E se per l’Epa in questa vicenda ci sarebbero molte somiglianza con il caso Volkswagen, per Marchionne non ci sarebbe nulla in comune.

Nel mirino anche Renault - La Procura di Parigi, intanto, fa sapere che tre giudici francesi indagheranno sui dispositivi utilizzati da Renault per controllare le emissioni dei suoi motori diesel, che si sospetta siano truccati. La notizia ha fatto crollare il titolo in Borsa. Ma la casa si difende con una nota: "Renault rispetta la legislazione francese ed europea. I nostri veicoli sono sempre stati omologati conformemente alla legge e alle regolamentazioni. Sono conformi alle norme in vigore. Non sono equipaggiati di software di frode ai dispositivi anti-inquinamento". Il fascicolo giudiziario è stato aperto il 12 gennaio scorso. Dopo lo scandalo Volkswagen, una commissione indipendente di esperti aveva constatato l'importante sforamento del limite massimo di emissioni inquinanti su alcuni veicoli diesel venduti in Francia da diversi costruttori, tra cui Renault.

 

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