Latitanti italiani di massima pericolosità, ce ne sono ancora tre: chi sono

Cronaca
©Ansa

Introduzione

Il sardo Attilio Cubeddu, nome storico dell'Anonima sequestri, fuggito dal carcere nel 1997. Il killer di Cosa Nostra Giovanni Motisi, fedelissimo di Totò Riina e ricercato dal 1998. Il napoletano Renato Cinquegranella, legato a uno degli omicidi di camorra più efferati e di cui si sono perse le tracce nel 2002. Dopo l'arresto del boss della camorra Roberto Mazzarella, si riduce l'elenco dei super-ricercati d'Italia e restano tre i nomi inseriti nel Programma speciale di ricerca dei latitanti di massima pericolosità. Sulle loro tracce è al lavoro il Gruppo Interforze Integrato (Giirl), incardinato presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

Chi è Attilio Cubeddu

Classe 1947, nato il 2 marzo ad Arzana, nel Nuorese, Attilio Cubeddu aveva partecipato, nei primi anni Ottanta, ai sequestri a scopo di estorsione di Cristina Peruzzi e di Patrizia Bauer, tra Toscana ed Emilia-Romagna. Ma il suo nome è rimasto legato al rapimento dell'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini, commesso durante i primi anni di latitanza. L'industriale fu prelevato la notte del 17 giugno 1997 nella sua abitazione a Manerbio e tenuto in ostaggio per 237 giorni, in vari nascondigli.

 

Per approfondire: Camorra, catturato il boss latitante Roberto Mazzarella

Attilio Cubeddu

La storia di Cubeddu

Soffiantini fu liberato nel febbraio 1998, dopo il pagamento di un riscatto da parte della famiglia: pochi giorni prima, i rapitori fecero arrivare al Tg5 una lettera del rapito contenente il lembo del suo orecchio. Cubeddu era recluso per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime nel carcere di Badu 'e Carros, ma nel 1997 non ha fatto rientro al termine di un permesso per libera uscita.

 

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Chi è Giovanni Motisi

È nato invece a Palermo il giorno di Capodanno del 1959 Giovanni Motisi, detto U Pacchiuni, e 'sicario di fiducia' di Totò Riina. Secondo il pentito Francesco Paolo Anzelmo, era nel commando che aprì il fuoco il 6 agosto 1985 sul vicequestore Ninni Cassarà, capo della sezione investigativa della squadra mobile di Palermo e stretto collaboratore di Falcone e Borsellino, e dell'agente Roberto Antiochia.

Giovanni Motisi

La storia di Giovanni Motisi

Motisi sarebbe stato presente in Cosa Nostra anche nel momento in cui si era discusso di assassinare il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Ricercato dal 1998, è stato condannato all'ergastolo per associazione di tipo mafioso, strage e per due omicidi. A febbraio 2025 era emersa la notizia, non confermata, della presunta morte di Motisi, avvenuta in Colombia, in un ospedale di Cali, dove sarebbe entrato con un falso nome.

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Chi è Renato Cinquegranella

Nella lista dei latitanti più pericolosi a cui dà la caccia il Gruppo Interforze Integrato Ricerca Latitanti c'è poi Renato Cinquegranella, nato a Napoli il 15 maggio del 1949 e oggi quasi settantasettenne. Negli anni Ottanta era affiliato alla Nuova Famiglia ed è ricercato dal 2002 per associazione a delinquere di tipo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, estorsione. 

Renato Cinquegranella

La storia di Cinquegranella

Il suo nome è legato soprattutto all'assassinio di Giacomo Frattini, detto "Bambulella", affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, torturato, ucciso e mutilato il 21 gennaio 1982 per vendetta: fu trovato decapitato, con mani e cuore chiusi in un sacchetto. Il nome di Cinquegranella spunta anche nel capitolo degli Anni di Piombo. Sarebbe stato vicino al commando delle Brigate Rosse che il 15 luglio del 1982 uccise Antonio Ammaturo, vicequestore e capo della Squadra Mobile di Napoli e l'agente scelto Pasquale Paola.

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Gli arresti durante le feste

L’arresto di Mazzarella non è il primo caso che vede la tradizione delle feste in famiglia essere fatale per i boss latitanti. Fu così nel 2015 per Corrado Orefice, reggente del clan Vanella Grassi, tradito dall'usanza del pranzo di Natale con i familiari. O, prima di lui, per Angelo Marino, boss degli Scissionisti, arrestato nel 2013 mentre trascorreva le vacanze natalizie in famiglia. La debolezza per il lusso e per le bellezze della Penisola Sorrentina attirarono in trappola invece, nel 2016, il capoclan del sodalizio che faceva capo a Ettore Bosti, Salvatore Maggio, il quale continuava a tenere le redini del clan da un hotel di lusso con camere da 300 euro a notte. L’ultimo caso della lista è stato proprio Mazzarella, arrestato in un resort esclusivo da mille euro a notte in Costiera Amalfitana dove aveva preso alloggio sotto falso nome insieme a moglie e figli.

 

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