Pamela, escluso omicidio per Oseghale: "Era in overdose sono scappato"

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Il gip di Macerata ha convalidato il fermo del pusher nigeriano per occultamento e vilipendio di cadavere. Fiaccolata per ricordare la 18enne

Occultamento e vilipendio di cadavere. Sono queste le sole accuse per cui il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha convalidato il fermo di Innocent Oseghale nell'inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro. Il giudice ha ritenuto non vi fosse prova certa per sostenere l'addebito di omicidio. Un altro pusher nigeriano è invece indagato per la cessione di eroina alla 18enne. A Macerata si è tenuta intanto una fiaccolata per ricordare la ragazza, erano presenti anche i suoi familiari.

Pamela in overdose

Il gip ha convalidato l'arresto del 29enne di origine nigeriana fermato l'1 febbraio nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro, escludendo l’accusa di omicidio per mancanza di prove e confermando l’occultamento e il vilipendio di cadavere. "Pamela ha avuto una crisi da overdose e io sono scappato" avrebbe detto il giovane ai magistrati. Un altro pusher di origine nigeriana risulta invece indagato per aver ceduto eroina alla 18enne, il cui cadavere smembrato è stato trovato in due trolley nelle campagne di Pollenza

La fiaccolata per Pamela

Il caso di Pamela

Il 29enne davanti ai magistrati non avrebbe ammesso nessuna delle accuse che gli vengono contestate. I carabinieri del Ris sono tornati più volte nell'appartamento dell’uomo per sequestrare vari oggetti, tra cui i vestiti della ragazza sporchi di sangue, coltelli da cucina e una mannaia. Ma anche dispositivi elettronici, che verranno esaminati dal consulente informatico della Procura per tracciare i movimenti dell’arrestato.

Proseguono le indagini

Le condizioni della salma non hanno permesso sinora di accertare le cause della morte di Pamela, si dovranno attendere i responsi degli esami tossicologici che il perito sta svolgendo nell'ambito degli accertamenti autoptici del medico legale. Intanto i militari dell’Arma stanno ricostruendo il percorso fatto dalla 18enne da Corridonia a Macerata: un 45enne della zona, individuato sulla base dei filmati girati dalle telecamere di sistemi di sicurezza e sentito dagli investigatori, le ha dato un passaggio subito dopo che la ragazza si era allontanata dalla comunità e si sarebbe intrattenuto con lei in cambio di denaro, prima di lasciarla alla stazione ferroviaria di Piediripa. Il 5 febbraio, il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgi, aveva fatto sapere che Luca Traini, autore del raid razzista a Macerata, voleva uccidere in tribunale proprio il cittadino nigeriano arrestato per la morte di Pamela Mastropietro. Ma la versione non aveva trovato riscontro nel legale di Traini.

Data ultima modifica 06 febbraio 2018 ore 20:00

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