Violenza di genere, un italiano su 6: responsabilità pure delle donne

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Da una ricerca Ipsos emerge che il 35% degli intervistati è più restio nel considerare la donna come vittima. Per il 16%, se un uomo viene tradito è normale che sia violento. Mentre il 14% crede che non si dovrebbero indossare abiti provocanti

Per quasi un italiano su sei, la donna avrebbe alcune responsabilità nella violenza che lei stessa subisce. È questo uno degli aspetti che emerge dai risultati dell’indagine che Ipsos ha svolto per WeWorld Onlus, una organizzazione non governativa che da quasi vent’anni si occupa di difendere i diritti delle donne e dei bambini in Italia e nel mondo. La ricerca aveva come tema la violenza di genere ed è stata eseguita su un campione di mille italiani, uomini e donne, tra i 18 e i 65 anni. I dati sono stati diffusi a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, del 25 novembre.

Per un italiano su sei la violenza è colpa della donna

Stando a quanto rivela la ricerca, solo il 49% degli italiani pensa che le colpe della violenza di genere non siano in alcun modo imputabili alla donna, mentre quasi uno su sei attribuisce proprio alla vittima alcune responsabilità della violenza stessa. Dall’indagine quantitativa voluta dalla Ong, emerge che il 35% degli intervistati è più restio nel considerare la donna vittima, e fa appello alla prudenza di giudizio quando il problema investe la sfera familiare: si tratta per lo più di uomini e di persone che vivono nel Nord-Est. Gli italiani che, invece, si schierano maggiormente dalla parte delle donne, sono principalmente di sesso femminile, tra i 54-65 anni, che vivono in coppia o in altro nucleo, e chi risiedono nel Nord-Ovest. 

Gli uomini assolvono il maschio violento, specialmente al Centro e al Sud

Coloro che tendono ad assolvere il maschio violento sono soprattutto uomini, in particolare giovani adulti (18-29 anni), quelli che vivono soli e i residenti in Centro e Sud Italia: per questi, la violenza è la naturale e istintiva reazione a una provocazione della donna. Nel 2017, la giustificazione di atti di violenza di genere ha radici profonde nell’opinione degli italiani: per il 16% se un uomo viene tradito è normale che diventi violento, per il 14% le donne non dovrebbero indossare abiti provocanti, per il 26% se una donna picchiata non lascia il marito, e verrà picchiata di nuovo, sarà anche per colpa sua e, infine, per il 14% può capitare che gli uomini diventino violenti per il "troppo amore".

Secondo gli italiani le donne non denunciano per paura

Stando ai dati diffusi dalla ricerca, gli italiani considerano più gravi le violenze fisiche e sessuali, mentre ritengono meno significativi gli abusi verbali: il 19% considera accettabile fare battute a sfondo sessuale, il 17% ritiene accettabile fare avances fisiche esplicite. Poco considerati anche gli abusi economici inflitti volontariamente. Il 66% degli intervistati sostiene che sia la paura delle conseguenze la motivazione principale delle mancate denunce, il 46% pensa invece che le donne non si rivolgano alle autorità per scarsa fiducia nelle istituzioni.

L'educazione per prevenire

La ricerca di Ipsos per WeWorld Onlus evidenzia anche quelle che sono, secondo il campione, le azioni preventive e a contrasto della violenza di genere. Gli italiani individuano tra le soluzioni più efficaci l’educazione: per l’87%, infatti, si devono insegnare ai giovani le pari opportunità e i diritti, per l’85% serve intervenire nelle scuole con appositi programmi di sensibilizzazione. Il 77% degli intervistati, infine, sottolinea come sia necessaria una legge contro la discriminazione sessuale.

Ignoranza sulla violenza assistita: un italiano su due non la conosce

Altro dato significativo che emerge dalla ricerca è la poca conoscenza che gli italiani hanno della la violenza assistita, ovvero quella esercitata tra le mura domestiche e che colpisce anche i bambini che spesso ne sono spettatori involontari. Secondo gli ultimi dati Istat (2015), il numero delle violenze domestiche in cui i figli risultano esposti è pari al 65,2% e nel 25% dei casi i bambini sono stati a loro volta vittime. Il fenomeno risulta sconosciuto al 49% degli intervistati Ipsos, soprattutto nella fascia d’età tra i 30 e i 41 anni. Una scarsa conoscenza che non ne limita la gravità percepita: secondo l’84% degli italiani i bambini che assistono a fenomeni di violenza sono vittime tanto quanto la donna abusata e, secondo l’83%, possono sviluppare disturbi psicologici, emotivi o relazionali. 

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