Sequestrati beni a un mercante d'arte vicino al clan di Messina Denaro

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L’uomo, secondo la Direzione investigativa antimafia di Trapani, si sarebbe arricchito grazie a un traffico trentennale di reperti archeologici reso possibile anche grazie a rapporti con esponenti di spicco della consorteria mafiosa

Aziende, terreni, conti bancari, automezzi, ed immobili. L’intero patrimonio riconducibile a un noto commerciante internazionale di opere d'arte e di reperti di valore storico - archeologico è stato sequestrato a seguito di un decreto della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Trapani. L’uomo, 78enne originario di Castelvetrano, secondo la Dia sarebbe al centro un traffico internazionale di reperti archeologici, reso possibile anche grazie ai rapporti con la famiglia mafiosa Messina Denaro.

"Tombaroli" al servizio di cosa nostra

Secondo la ricostruzione degli investigatori, per oltre un trentennio il noto commerciante avrebbe accumulato ricchezze grazie al traffico illegale di reperti, "molti dei quali trafugati clandestinamente nel più importante sito archeologico della Sicilia, Selinunte, da tombaroli al servizio di cosa nostra". A gestire le attività legate agli scavi clandestini, per la Dia, ci sarebbe stato l'anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, sostituito in un secondo momento dal figlio Matteo Messina Denaro, latitante da oltre 24 anni. Una "collaborazione" confermata anche da alcuni collaboratori di giustizia, secondo i quali ci sarebbe proprio il patriarca mafioso dietro il furto del famoso "Efebo di Selinunte", statuetta di inestimabile valore archeologico trafugata negli anni Sessanta e poi recuperata.

Affari diversificati

Il noto commerciante siciliano, spiega la Dia, è stato titolare in passato di una galleria d'arte a Basilea, in Svizzera, motivo per il quale alle indagini ha collaborato anche la polizia giudiziaria elvetica, attivata dalla Procura della Repubblica di Palermo con rogatoria internazionale. Oltre che nel mercato dell’arte, l’uomo aveva interessi anche nel commercio di cemento e nella produzione la vendita di prodotti alimentari tra cui l’olio d'oliva.

Tra i beni sequestrati anche un castello

Il provvedimento di sequestro colpisce anche l'antico castello Bellumvider di Castelvetrano, che si pensa possa esser stato fatto edificare da Federico II, e che nei secoli successivi ha ospitato la casata Tagliavia- Aragona- Pignatelli, principi di Castelvetrano. Stando alle stime degli investigatori, sebbene il valore dei beni sequestrati sia difficile da calcolare essendo in buona parte d'interesse storico - architettonico, sarebbe comunque di svariati milioni di euro.

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