Sceglie suicidio assistito in Svizzera: "Avrei voluto farlo in Italia"

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Loris Bertocco, 59 anni, racconta la sua vita in una lettera: dall’incidente in cui a 18 anni è rimasto paralizzato, alle difficoltà per avere fondi e assistenza adeguata, fino alla decisione finale. “Avrei voluto che fosse il mio Paese a garantirmi una morte dignitosa”

“È arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario”. Si chiude così la lettera che Loris Bertocco, 59 anni, ha mandato ad alcuni quotidiani italiani prima di morire in una clinica Svizzera. L’uomo, originario di Dolo, in provincia di Venezia, è rimasto paralizzato a 18 anni, dopo un incidente stradale. Le sue condizioni, col tempo, sono peggiorate sempre di più e ha perso anche la vista. Nella lunga lettera, Bertocco ricostruisce la sua vita dopo l’incidente e tutte le difficoltà che ha affrontato. Fino alla scelta finale: il suicidio assistito. E lancia un appello affinché l'Italia approvi una legge sul fine vita e sul testamento biologico.

La morte a Zurigo

Bertocco è morto a Zurigo mercoledì 11 ottobre. Negli anni si è impegnato in battaglie ambientaliste e a favore dei disabili. È stato anche consigliere comunale per i Verdi nella città di Mira. Nella lettera racconta: “Il mio progressivo peggioramento fisico mi rende difficile immaginare il resto della mia vita in modo minimamente soddisfacente, essendo la sofferenza fisica e il dolore diventati per me insostenibili e la non autosufficienza diventata per me insopportabile. Sono arrivato quindi ad immaginare questa scelta, cioè la richiesta di accompagnamento alla morte volontaria, che è il frutto di una lunghissima riflessione”. Poi sottolinea: “Io sono stato e sono ancora convinto che la vita sia bella e sia giusto goderla in tutti i suoi vari aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi. Questo è esattamente quello che ho fatto sempre nonostante l’incidente e le difficoltà. Non ho mai rinunciato a niente di tutto quello che potevo fare”. E, spiegando la scelta del suicidio assistito, aggiunge: “Credo in questo momento che la qualità della mia vita sia scesa sotto la soglia dell’accettabilità e penso che non valga più la pena di essere vissuta. Credo che sia giusto fare questa scelta prima di trovarmi nel giro di poco tempo a vivere in un istituto e come un vegetale. Proprio perché amo la vita credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa”.

La mancanza di assistenza

La lettera di Bertocco è anche una denuncia della scarsa assistenza ricevuta dello Stato. “Il mio tempo è terminato – scrive dopo aver elencato le richieste di aiuto e le difficoltà nel trovare fondi e personale preparato –. Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata”. “Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone in situazione di gravità, perché questa diffidenza degli amministratori, questo nascondersi sempre dietro l’alibi delle ristrettezze finanziarie, anche quando basterebbe poco, in fondo, per dare più respiro, lenimento, dignità?”, si chiede l’uomo. Che poi propone: “È necessario alzare la soglia massima relativa all’Impegnativa di Cura Domiciliare e Fisica oggi fissata a 1.000 euro, ferma al 2004 e quindi anacronistica e del tutto insufficiente per assicurare le collaborazioni indispensabili. Magari a qualcuno potrebbero bastarne anche meno, ma per altri ne servono certamente molti di più. Quindi tale soglia va modificata, resa maggiore e più elastica”.

Testamento biologico e fine vita

Bertocco era un convinto sostenitore della legge sul testamento biologico e sul fine vita. E lo ribadisce nella sua lettera d’addio: “Il mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul ‘testamento biologico’ e sul ‘fine vita’ di cui si parla da tanto, che ha mosso qualche passo in Parlamento, ma che non si giunge ancora a mettere in dirittura d’arrivo. In altri Paesi è da tempo una possibilità garantita. Vorrei che, finalmente, lo fosse anche in Italia”. “Sono convinto che – aggiunge – se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata avrei vissuto meglio la mia vita e forse avrei magari rinviato di un po’ la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ma questa scelta l’avrei compiuta comunque, data la mia condizione fisica che continua progressivamente a peggiorare e le sue prospettive. Avrei però voluto che fosse il mio Paese, l’Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità”. La lettera di Bertocco si chiude con un ringraziamento a “tutti coloro che mi sono stati vicini e che proseguiranno la battaglia per il diritto ad una vita degna di essere vissuta e per un mondo più sano, pulito e giusto”.

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