Cosa è il tallio e perché può causare avvelenamenti

Simbolo, configurazione elettronica e immagine del tallio
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Un’intera famiglia è stata intossicata dall’esposizione alla sostanza: 2 persone sono morte e 3 ricoverate. Il veleno è tossico per inalazione o ingestione, ed è difficile da diagnosticare e trattare. Ecco dove si può trovare e quali sono sintomi e cure. SCHEDA

Due persone morte e tre ricoverate a causa di un avvelenamento da tallio. Un’intera famiglia residente a Nova Milanese (Milano) è stata intossicata dalla sostanza. Padre e figlia maggiore sono morti, mentre madre, secondogenita e badante sono ricoverate a Desio. Le indagini e gli accertamenti sono in corso e si cerca di chiarire la causa dell’avvelenamento. Ecco cosa è il tallio, dove si trova e quali sono sintomi e cure di un’intossicazione.

Cosa è il tallio

Il tallio è un elemento chimico, numero atomico 81. È un metallo ed è stato scoperto nel 1861. Si ottiene per lo più come sottoprodotto dalla raffinazione di metalli pesanti ma si trova anche in natura, ad esempio negli escrementi di piccione. Gran parte della produzione viene utilizzata nell'industria elettronica, in quella farmaceutica e medica. I suoi sali solubili sono altamente tossici e sono stati utilizzati in topicidi e insetticidi ma in molti Paesi l'uso di questi composti è stato vietato o limitato (la Ue ad esempio ne ha proibito l’utilizzo).

Il tallio come veleno

Il solfato di tallio è incolore, non ha sapore e si scioglie facilmente in acqua. In passato è stato spesso utilizzato come veleno in diversi casi di cronaca nera. La scrittrice Agatha Christie l’ha usato come arma del delitto in uno dei suoi romanzi. Il tallio può essere letale sia per ingestione che per inalazione, ed ha "un'incubazione" di circa 20-30 giorni prima di manifestare i gravi sintomi che vanno dalla caduta dei capelli a forti nausee. 

Come funziona l’avvelenamento

Il tallio è molto simile al potassio a livello molecolare. Dopo un’intossicazione ne prende il posto nell’organismo, interferendo con tutti i processi enzimatici. L’organismo impiega molto tempo ad accorgersene e quando prova a espellere il tallio questo finisce nell’intestino. L’assorbimento gastrico è molto rapido e danneggia tutti gli organi, dal rene al pancreas al cuore ai polmoni. I danni principali causati dal veleno sono a carico del sistema nervoso, ma può dare anche problemi cardiaci. La dose letale varia a seconda del paziente: gli anziani hanno una soglia di tolleranza più bassa.

Le cure

Una volta confermato l'avvelenamento si somministrano un emetico, lassativi e nei casi più seri un'immediata lavanda gastrica. Il metodo più efficace per bloccare l'azione del tallio è stabilizzarlo con una sostanza “chelante” che impedisce al tallio di essere riassorbito nell'intestino. La sostanza più nota in grado di contrastare il tallio è il “Blu di Prussia” o ferrocianuro di potassio.

Il parere dell’esperto

Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia, ha spiegato che "il tallio è un veleno molto potente, tossico sia per inalazione che per ingestione, difficile da diagnosticare e trattare, anche se esistono dei farmaci che lo 'estraggono' dall'organismo. È una molecola molto piccola, una volta che entra nei tessuti si diffonde velocemente, ed è difficile da eliminare. Ci sono dei trattamenti ma molto lenti, l'organismo deve reggere all'avvelenamento. In alcuni casi servono diversi mesi di cure perché il livello torni alla normalità, abbiamo avuto dei casi in cui sono stati necessari cinque mesi di trattamenti". 

L’avvelenamento della famiglia 

Il tallio è tornato al centro della cronaca dopo che un uomo di 94 anni e la figlia di 62, residenti nel Milanese, sono morti a poche ore di distanza, mentre una 90enne (moglie e madre delle vittime) e la secondogenita di 58 anni sono ricoverate a Desio. L’intera famiglia aveva trascorso le vacanze nella casa di campagna in provincia di Udine. Ma al rientro i quattro sono finiti in ospedale, in momenti diversi, per avvelenamento da tallio. Nelle ultime ore è stata ricoverata anche la badante. Le indagini si stanno concentrando su un pozzo artesiano nel terreno dell'abitazione: ad essere avvelenata, per ragioni ancora da appurare, potrebbe essere stata proprio l’acqua. Un’altra strada è quella di qualche alimento contaminato. La prima ipotesi, non ancora del tutto scartata ma ritenuta meno probabile, era stata quella di una prolungata esposizione ad esalazioni di escrementi di piccione, contenenti tallio. Gli animali avevano infatti infestato il fienile della proprietà. Sarà l’autopsia a stabilire le cause dell’avvelenamento.

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