Taranto, incendio all'oasi "Palude La Vela": danni ingenti

Foto d'archivio, ANSA
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Sono ancora da capire le cause che hanno causato l'incendio scoppiato il 5 luglio nella riserva gestita dall'associazione ambientalista  

 

Un incendio di vaste proporzioni è divampato nell'oasi protetta del Wwf “Palude La Vela” di Taranto, una delle aree naturali della Puglia più ricche dal punto di vista della biodiversità e dell'avifauna.

I danni causati dal rogo

Il rogo, scoppiato intorno alle 22 del 5 luglio, ha coinvolto gran parte dei 240 ettari della riserva. È stato necessario l'intervento di diversi uomini e mezzi per spegnere le fiamme rese ancora più violente dalle alte temperature registrate in questi giorni nella zona. Al lavoro dei vigili del fuoco intervenuti sul luogo si è aggiunto il supporto di un aereo Canadair proveniente nella città pugliese da Lamezia Terme, in Calabria. Le fiamme, spente dopo circa 10 ore, hanno però provocato ingenti danni nella zona. Secondo Fabio Millarte del Wwf Taranto, “i 2/3 della pineta sono distrutti e molti pini continuano a cadere perché le radici sono carbonizzate. Un terzo del salicornieto (praterie di piante adattate a vivere in ambienti ricchi di sali) è carbonizzato e anche la macchia mediterranea – ha aggiunto l'ambientalista - è devastata. Non esiste più il sentiero delle pregiatissime orchidee selvatiche ed è andato distrutto il capannone per il birdwatching". Sono ancora ignote le cause che hanno provocato lo scoppio dell'incendio.

L'oasi protetta

La riserva, gestita dal Wwf, rappresenta un vero e proprio tesoro per il patrimonio naturalistico della città di Taranto. Secondo quanto si apprende dal sito del Wwf Taranto il luogo è caratterizzato da una flora ricchissima di tipo alofila, ovvero formata da specie adatte a vivere in ambienti salmastri, e da una fauna caratterizzata sia da specie stanziali come aironi cenerini, garzette, cormorani, che da quelle migratorie, come fenicotteri e cavalieri d'Italia.

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