Caldo, siccità e alluvioni in Italia: colpa del cambiamento climatico

Il fiume Ticino colpito dalla siccità all'altezza del ponte di barche di Bereguardo, in provincia di Pavia (Fotogramma)
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Gli esperti del Consorzio Lamma del Cnr stanno conducendo delle ricerche che rivelerebbero il nesso fra tutti questi fenomeni meteorologici e il riscaldamento in atto su scala globale

Mentre non si spegne l'allarme siccità in tutta la Penisola gli esperti avvertono: la frequenza e l'intensità di queste particolari condizioni meteo rientra a pieno titolo nelle conseguenze del cambiamento climatico. Lo spiega il Consorzio Lamma del Cosiglio nazionale delle ricerche (Cnr), precisando che la scarsità delle piogge e delle nevicate dallo scorso autunno sollevano particolare preoccupazione.

Caldo e cambiamento climatico

Dallo scorso ottobre a luglio è precipitato il livello di precipitazioni. "Il 50% di piogge in meno rispetto alla media degli ultimi 30 anni, ma anche rispetto alla stagione 2015/2016 che era allineata alla media”, ha spiegato il meteorologo Tommaso Torrigiani, “è un dato significativo perché non si tratta di un solo mese”. Negli ultimi mesi le zone più colpite sono state il Centro Italia, le regioni tirreniche e la Pianura Padana. Secondo gli esperti del Consorzio Lamma, il calo delle precipitazioni registrate in alcuni mesi (dicembre, marzo, aprile) rispetto alla media è arrivato all'80-90%.“Quello che si può dire è che l'estremizzazione dei fenomeni come questi è uno degli effetti dei cambiamenti climatici", ha aggiunto l'esperto. Questi ultimi sarebbero responsabili non solo della calura, ma anche delle alluvioni. "La siccità - ha dichiarato Ramona Magno, ricercatrice del Consorzio Lamma - è un fenomeno ciclico, ma negli ultimi anni si sta verificando sempre più spesso e in maniera intensa”. In base “a un'analisi che stiamo elaborando a partire dal secolo scorso fino al 2014 - ha aggiunto - è stato possibile individuare “un legame con i cambiamenti climatici non solo della siccità, ma anche di fenomeni come le alluvioni, frequenti nel Nord Europa, e delle piogge - rare ma più intense - del bacino del Mediterraneo".

Poca neve, Po in crisi

Oltre alla scarsità delle piogge, dallo scorso autunno in poi “è anche caduta poca neve sulle Alpi, e non c'è stato quindi l'accumulo che avrebbe potuto rimpinguare i corsi d'acqua, come l'Adige e il Po, che ora stanno attraversando un periodo di crisi”, ha affermato la dottoressa Magno. La portata del maggiore fiume italiano è scesa del 65% rispetto alla media dello stesso periodo e il minimo del Po, appena 13 centimetri d'acqua, è stato registrato a 30 km dalla sua sorgente. La siccità ha colpito il Po “già ad aprile e si è manifestata con l'ingresso nel corso d'acqua di un cuneo salino del mare che potenzialmente può provocare danni all'agricoltura”. Ed è proprio quest'ultimo il settore maggiormente colpito dalle scarse precipitazioni, ha proseguito l'esperta, “con danni in particolare agli allevamenti e alle coltivazioni".

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