Ilva, a Taranto riprende processo per reati ambientali

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Quarantaquattro gli imputati: alcuni hanno scelto il rito abbreviato e due società sono state ammesse a patteggiamento

Il processo per il reato di disastro ambientale contestato all'Ilva di Taranto, "Ambiente Svenduto", riprende lunedì 15 maggio in Corte d'Assise a Taranto, con l'interrogatorio dei testimoni citati dalle parti.

Mille parti civili

Si comincia con quelli indicati dalla Procura di Taranto e fra questi c'è una delle parti civili costituitesi nel processo: l'ex allevatore Vincenzo Fornaro – oggi peraltro anche uno dei candidati sindaco di Taranto a capo di un cartello ambientalista - al quale anni fa furono abbattuti, su disposizione delle autorità sanitarie, centinaia di capi tra capre e pecore perché, alle analisi, risultarono gravemente contaminati dalla diossina di provenienza Ilva. Fornaro è una delle quasi mille parti civili ammesse nel processo tra sindacati, lavoratori, famiglie delle vittime, associazioni di categoria dell'agricoltura, della pesca, dell'itticoltura, ma anche enti locali, Regione Puglia, ministeri dell'Ambiente e della Salute.

Il lungo iter del processo

L'ascolto dei primi testimoni di fatto avvia il dibattimento in un processo che sinora ha vissuto molto di schermaglie procedurali e di eccezioni sollevate dalla difesa degli imputati. E' da ricordare che a seguito dell'inchiesta della Procura di Taranto che a luglio 2012 portò al sequestro senza facoltà d'uso degli impianti dell'acciaieria, l'avviso di conclusione delle indagini è di fine 2014 mentre il rinvio a giudizio è stato disposto a luglio 2015 dal gip Wilma Gilli.

In seguito, il processo in Assise si è avviato ma pochi mesi dopo è stato interrotto perché la Procura rilevò un errore nei verbali dell'udienza preliminare, errore che avrebbe potuto inficiare il processo nel suo avanzamento. E così si è tornati all'udienza preliminare, ad un nuovo gip, Anna De Simone, che oltre un anno fa ha disposto di nuovo il rinvio a giudizio degli imputati.

Avvio bis del processo

Avvio bis del processo, quindi, ma, da allora, è stato tutto un susseguirsi di battaglie legali, con gli avvocati di alcuni imputati che hanno cercato, non riuscendoci però, di far trasferire il processo Ilva a Potenza sostenendo che i magistrati di Taranto, per l'evidente impatto della questione Ilva sulla vita della città, non erano in condizioni di giudicare serenamente. Tecnicamente fu sollevato quella che si chiama "incompetenza funzionale" e a tal fine fu citato tra gli esempi il fatto che tra le parti civili ci sia un ex componente non togato della sezione agraria del Tribunale di Taranto.

44 imputati

In tutti questi mesi, inoltre, è cambiato anche lo scenario del processo e diminuito, seppure di non molto, il numero degli imputati. Inizialmente erano 47, di cui 44 persone fisiche e 3 societa', adesso sono 44 in tutto, di cui 43 persone fisiche ed una società. Alcuni imputati hanno risolto con l'abbreviato e due società, Ilva e Forni Elettrici, sono state ammesse a patteggiamento.

Imputati nel processo che si riavvia domani sono, con capi di imputazione diversi, i fratelli Nicola e Fabio  Riva, l'ex presidente Ilva, Bruno Ferrante, alcuni ex direttori del siderurgico di Taranto, l'ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, l'ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, l'attuale sindaco di Taranto, Ezio Stefano, diversi funzionari pubblici.

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