Cosenza, sfruttavano migranti per lavori agricoli: 14 misure cautelari

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Operazione dei carabinieri contro lo sfruttamento dei rifugiati. Le persone venivano prese dai centri d'accoglienza e portate nei campi o nei pascoli. Contestato per la prima volta il nuovo reato di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro"

Operazione dei carabinieri di Cosenza contro lo sfruttamento dei rifugiati ospitati nei centri d’accoglienza. I migranti, secondo le indagini, venivano portati a lavorare nei campi o nei pascoli per pochi euro. I militari hanno eseguito 14 misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d'ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Contestato per la prima volta il nuovo reato

I carabinieri hanno sottolineato che nell’inchiesta, che ha preso il via nel settembre del 2016, viene contestato per la prima volta il nuovo reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”: introdotto nel 2011, è stato modificato a fine 2016 per rafforzare la lotta al caporalato. I militari, in particolare, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, quattro ai domiciliari e otto obblighi di dimora.

Costretti a lavorare nei campi o come pastori

Dalle indagini sarebbe emerso che i rifugiati, soprattutto senegalesi, nigeriani e somali, venivano presi da due Centri di accoglienza straordinaria di Camigliatello Silano (in provincia di Cosenza) e portati a lavorare in campi di patate e fragole dell'altopiano della Sila cosentina oppure impiegati come pastori per badare agli animali da pascolo. Lo sfruttamento avrebbe riguardato una trentina di rifugiati: avrebbero lavorato in nero per somme oscillanti tra i 15 e i 20 euro per una giornata lavorativa di 10 ore.

Sotto accusa anche le aziende agricole

In particolare, il presidente e due responsabili della gestione di un centro di accoglienza risultano accusati di aver illecitamente reclutato i rifugiati loro affidati per essere impiegati in nero come braccianti e pastori in numerose aziende agricole del luogo, in concorso con i titolari di queste aziende. I responsabili del centro di accoglienza dovranno anche rispondere della manipolazione dei fogli presenza dei rifugiati: i migranti, infatti, venivano dati come presenti nel tentativo di ottenere i finanziamenti previsti dalla legge a sostegno delle strutture di accoglienza. 

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