Gdf: “Amazon ha evaso 130 milioni di euro”. La replica: “Tutto pagato”

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L’inchiesta, aperta dalla Procura milanese più di un anno fa, si è concentrata sulla filiale di Lussemburgo dove sarebbero stati contabilizzati i profitti realizzati in Italia. La notizia mentre l’azienda festeggia un aumento trimestrale dei profitti del 41 per centro

Prima le indagini su Apple, poi le accuse a Google. Ora è il turno di Amazon che, secondo il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, sarebbe responsabile di un’evasione fiscale per circa 130 milioni di euro.

L’inchiesta

L’inchiesta, aperta dalla Procura milanese più di un anno fa e coordinata dal pm Adriano Scudieri e dal procuratore Francesco Greco, si è concentrata sull'attività della filiale del Lussemburgo dove, secondo l'ipotesi, con un meccanismo 'fotocopia' oramai assodato dalla magistratura milanese anche per altri giganti dell'hi tech, sarebbero stati contabilizzati i profitti realizzati in Italia in modo da aggirare il fisco. La cifra contestata come presunta evasione farebbe riferimento a cinque anni, tra il 2009 e il 2014, ed è stata accertata nell'ambito del cosiddetto 'processo verbale di costatazione', una sorta di relazione conclusiva della Gdf che è stata trasmessa in Procura nelle scorse settimane in vista di un eventuale chiusura delle indagini, ma anche all'Agenzia delle Entrate che potrebbe poi emanare un avviso di accertamento fiscale.

La replica di Amazon

"Amazon paga tutte le imposte che sono dovute in ogni Paese in cui opera - ha replicato Amazon con una nota - Le imposte sulle società sono basate sugli utili, non sui ricavi, e i nostri utili sono rimasti bassi a seguito degli ingenti investimenti e del fatto che il business retail è altamente competitivo e offre margini bassi". E ha aggiunto: "Abbiamo investito in Italia più di 800 milioni di Euro dal 2010 e attualmente abbiamo una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2.000 dipendenti".

I precedenti

Proprio ieri sera Amazon, insieme a Google e Microsoft, ha diffuso le analisi trimestrali registrando un aumento dei profitti del 41 per cento, pari a 724 milioni. E proprio Google, nel 2016, era stata al centro di un’altra inchiesta della Procura di Milano che ha indagato cinque manager per omessa dichiarazione dei redditi negli anni 2009-2013 con un’evasione da 277 milioni di euro. Il sistema era stato progettato grazie ad uno schema elusivo che coinvolgeva una serie di società dislocate tra Irlanda, Paesi Bassi e Bermuda. Apple invece, nel mirino di un fascicolo aperto nel 2013, ha versato nel dicembre 2015 al fisco italiano 318 milioni di euro per aver evaso l’Ires dal 2008 al 2013. Inoltre, lo scorso ottobre il legale rappresentante della Apple Sales International, con sede in Irlanda, aveva patteggiato 6 mesi convertiti in 45 mila euro di multa per omessa dichiarazione dei redditi.

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