Consip: nuove accuse a Romeo, perquisito Palazzo Giustizia di Napoli

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Nell'inchiesta su alcuni appalti concessi alle aziende dell'imprenditore, i carabinieri hanno controllato l’ufficio del direttore generale per la gestione e la manutenzione dell’edificio, indagato per corruzione in concorso nell'inchiesta

Perquisizioni al Palazzo di Giustizia di Napoli nell'ambito dell'inchiesta su alcuni appalti concessi alle aziende dell'imprenditore Alfredo Romeo, coinvolto nell'inchiesta Consip, che ha in appalto il servizio di manutenzione e pulizia al Palazzo.

 

La gestione del Palazzo di Giustizia - In particolare è stato perquisito l'ufficio del direttore generale per la gestione e la manutenzione del Palazzo di Giustizia Emanuele Caldarera, che risulta indagato per corruzione in concorso con Romeo. Secondo l'ipotesi accusatoria dei pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano, per sbloccare il pagamento di alcune fatture a favore della Romeo Gestioni, che erano state congelate dal funzionario che l'aveva preceduto, Caldarera avrebbe chiesto e ottenuto l'assunzione di sua figlia presso l'azienda dell’imprenditore campano. I fatti contestati si riferiscono a un periodo tra l'ottobre e il novembre dello scorso anno.

 

Chi è Caldarera - Emanuele Caldarera, nominato direttore generale per la gestione e la manutenzione degli edifici giudiziari di Napoli il 18 ottobre 2016, ha ricoperto diversi incarichi prima di questo per il ministero della Giustizia. Tra questi, quello di direttore generale delle Risorse Materiali dei Beni e dei Servizi nel dipartimento per la Giustizia Minorile e quello di direttore dell'Ufficio II della Direzione Generale delle Risorse Materiali, dei Beni e dei Servizi nell'ambito del dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi.

 

Orlando chiede rapporto - Sulla vicenda, il ministro della giustizia Andrea Orlando ha chiesto un rapporto informativo al capo Dipartimento organizzazione giudiziaria e ha chiesto di assicurare alla Procura di Napoli ogni possibile collaborazione istituzionale. "Resta inteso che il Ministero della Giustizia - fa sapere via Arenula - si riserva di valutare la condotta del dirigente indagato anche ai fini delle opportune iniziative cautelari". Nonè escluso che il dirigente possa andare incontro a una sospensione.

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