Suicidio assistito, un altro italiano muore nella clinica di Dj Fabo

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Un uomo di 65 anni, malato di tumore, ha fatto la scelta di Fabiano Antoniani nella stessa struttura svizzera. La moglie: "Ora facciano una legge per impedire questi pellegrinaggi crudeli"

"Potrei vivere ancora mesi, forse anni, ma non riesco a mangiare, a parlare, a dormire. Provo dolori lancinanti. È una sofferenza senza senso". Queste le parole di Gianni, che ha scelto il suicidio assistito nella stessa struttura svizzera in cui è deceduto Dj Fabo. L’uomo, pensionato veneto di 65anni, è morto a mezzogiorno nella clinica Dignitas, assistito dalla moglie Emanuela e dalla figlia Marta.

 

“Viviamo in un Paese incivile” - "Non ha sofferto, era sereno, io e mia figlia gli abbiamo stretto le mani fino all'ultimo", ha raccontato la moglie, che ha ringraziato gli infermieri della Dignitas e i volontari veneti dell'Avapo, lanciando un appello ai parlamentari: "Ora facciano una legge per impedire questi pellegrinaggi crudeli. Siamo arrabbiatissimi, mio marito avrebbe voluto morire a casa. Viviamo in un Paese incivile che non concede di morire in modo dignitoso ".

 

 

“Ho detto basta” - In una recente intervista Al Fatto Quotidiano, il 65enne aveva raccontato la sua storia: "Sono sempre stato un salutista. Vegano, addirittura. Poi, la diagnosi del tumore, la prima operazione, le cure. Quindi la ricaduta, altre terapie, altra operazione. E ho detto basta! Mi sono informato, ho mandato le cartelle cliniche. E alla fine, dopo mesi di attesa, mi hanno convocato".

 

Il programma in tv - La moglie ha raccontato che alcuni anni fa, prima che il marito si ammalasse, “guardavamo un programma dove c'era un servizio proprio su questo suicidio assistito in Svizzera. Gianni mi ha guardato e me lo ha detto in quel momento: 'Se mi ammalo voglio morire così'”.

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