Delitto procuratore Caccia, nel processo spunta ex di Prima Linea

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Francesco D'Onofrio, oggi considerato legato alla 'ndrangheta, è stato chiamato in causa da un pentito nel procedimento in corso a Milano. Secondo gli inquirenti l’omicidio del procuratore, avvenuto nel 1983, maturò negli ambienti della criminalità organizzata

Spunta il nome di un ex affiliato dell'organizzazione terroristica Prima Linea nelle carte del processo, in corso a Milano, per l'omicidio del procuratore torinese Bruno Caccia, commesso nel 1983. Si tratta di Francesco D'Onofrio, considerato dagli inquirenti torinesi legato alla 'ndrangheta. A chiamarlo in causa è stato un pentito, di cui oggi la procura ha depositato i verbali di interrogatorio.

Il processo a Milano
- Per l'omicidio di Caccia (avvenuto il 26 giugno 1983), secondo gli inquirenti maturato nel mondo della criminalità organizzata, il boss Domenico Belfiore fu condannato definitivamente all'ergastolo come mandante. Nel 2015 è stato arrestato uno dei presunti esecutori, Rocco Schirripa, ora sotto processo a Milano. 
E sia l’avvocato di Schirripa, sia quello di parte civile, sembrano concordi su un aspetto: le dichiarazioni del nuovo pentito aprono nuovi scenari sul processo. "Con le dichiarazioni di questo nuovo pentito gli equilibri del processo vengono stravolti sotto il profilo probatorio. Ora il dibattimento dovrà essere più ampio di quanto si prevedeva", dice l'avvocato Fabio Repici, patrono di parte civile.

Chi è D'Onofrio - Francesco D'Onofrio, 62 anni, originario di Vibo Valentia, è stato coinvolto in alcune indagini sulla 'ndrangheta nel Nord-Ovest e ha sempre negato ogni legame, anche se - stando alle rivelazioni di un altro pentito - nella scala gerarchica dell'organizzazione avrebbe un grado elevato. Lo scorso 19 gennaio è stato condannato a Torino a 4 anni e 2 mesi per il possesso di dieci kalashnikov; le armi però non sono mai state trovate.

Il delitto - "Caccia è morto perché bloccava l'azione di diversi giudici troppo disponibili" al dialogo con gli ambienti criminali, ha detto nei giorni scorsi il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo. Intervenendo alla presentazione di "Tutti i nemici del Procuratore. L'omicidio di Bruno Caccia" (il libro di Paola Bellone dedicato all'omicidio del magistrato), Saluzzo ha spiegato che "la magistratura torinese reagì all'omicidio del procuratore con le indagini e i processi nei confronti degli ambienti criminali e dei magistrati che con loro dialogavano". Alla presentazione del libro erano presenti anche Marcello Maddalena e Gian Carlo Caselli, magistrati che lavorarono con Caccia. 

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