Jihadisti arrestati a Merano, confermate condanne in appello

Una delle stanze dell'appartamento di Merano, considerato il covo di una cellula jihadista, perquisite dai carabinieri del Ros nel blitz del 12 novembre 2015
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La Corte d'appello di Bolzano ha confermato le pene, da quattro a sei anni, per le quattro persone fermate in Alto Adige nell'autunno del 2015. Tra gli imputati Abdul Rahman Nauroz, ritenuto il reclutatore dell'organizzazione

La Corte d'appello di Bolzano ha confermato le pene a carico di quattro presunti jihadisti, arrestati nell'autunno del 2015 durante una retata a Merano. I quattro furono condannati in primo grado a Trento a pene fra i quattro e i sei anni.

Gli imputati - Tra gli imputati Abdul Rahman Nauroz, che abitava a Merano ed è ritenuto il presunto reclutatore dell'organizzazione, condannato a Trento a sei anni di reclusione. C’è poi Eldin Hodza, unico kosovaro del gruppo, e i curdi Abdula Salih Ali Alisa, alias “Mamosta Kawa”, e Hasan Saman Jalal, alias “Bawki Sima”: sono stati condannati a quattro anni di reclusione. I quattro, presenti in aula, sono detenuti nel carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro.

La sicurezza - A garantire la sicurezza di uno dei primi processi contro jihadisti in Italia, con gli imputati presenti, sono stai schierati artificieri con unità cinofile, tiratori scelti, un'unità di pronto intervento addestrata dai corpi speciali. Altissime le misure di sicurezza in tutta la zona. Il Tribunale di Bolzano, dove il processo in corte d'assise d'appello si è svolto a porte chiuse, è rimasto off limits per ore.

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