Caso gravidanza assistita, Antinori condannato per estorsione

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Condanna a tre anni e sei mesi per il ginecologo. Avrebbe illecitamente preteso da una coppia il pagamento della prestazione sanitaria. Assolto invece dalle accuse di truffa e associazione per delinquere finalizzata alla commercializzazione di gameti. “Sentenza mostruosa, funerale della giustizia”, ha commentato il dottore

Il professor Severino Antinori è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione per il reato di estorsione. Una coppia di Campobasso si era rivolta a lui nel 2013 per una gravidanza assistita e il dottore avrebbe illecitamente preteso, secondo i giudici, il pagamento delle prestazioni sanitarie rifiutandosi in caso contrario di eseguirle.

 

La condanna è stata decisa dai giudici nonostante il rappresentante dell'accusa avesse sollecitato la derubricazione del reato in esercizio arbitrario di una pretesa e la condanna a otto mesi di reclusione.

 

Assolto per altri due reati - Antinori è stato invece assolto, perché il fatto non sussiste, dalla più pesante accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commercializzazione di gameti e da quella di truffa, entrambe legate alla sua attività medica. 

 

Il ginecologo: "Sentenza mostruosa" - "E' il funerale della giustizia”, ha commentato Antinori. “Questa sentenza costituisce una mostruosità giuridica. Sono stato condannato per un reato inesistente che avrei commesso ai danni di una coppia che non mi ha mai pagato e che è venuta a testimoniare al processo in lacrime". 

 

Gli avvocati di Antinori hanno sottolineato come la coppia in questione non abbia pagato alcuna somma, malgrado sia stata sottoposta ad una prestazione sanitaria e condotta a Siviglia con aereo privato per l'intervento di di fecondazione assistita. I difensori hanno annunciato l'impugnazione della sentenza.

 

Assolti altri imputati - Nello stesso procedimento sono stati assolti, tra gli altri, anche Monica Antinori, figlia di Severino, il dottor Fabrizio Cerusico ed un collaboratore, Luca Muscatello. Erano accusati di associazione per delinquere e truffa. I giudici hanno stabilito che "il fatto non sussiste", così come chiedeva anche il pm.

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