L'idea italiana: un trattato per tutelare gli abissi come l'Antartide

Un team di ricercatori guidato dall'italiano Roberto Danovaro ha proposto di rendere anche gli abissi degli oceani aree riservate alla ricerca scientifica (Getty Images)
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Autorizzazione all’esplorazione a fini scientifici e limitazione dell’estrazione delle risorse: sono i due pilastri del progetto proposto da alcuni ricercatori per tutelare le profondità marine. Scrigni di biodiversità ancora tutti da esplorare

 

Gli abissi degli oceani potrebbero presto diventare un’area da tutelare e proteggere. Dove l'unica attività umana consentita potrebbe essere la ricerca scientifica, oltre a limitate attività di sfruttamento economico. È quanto proposto da alcuni ricercatori italiani in una bozza di trattato internazionale pubblicata sulla rivista “Science”. Gli autori sono un gruppo di ricercatori coordinati da Roberto Danovaro, presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. L’idea è quella di mettere a punto un trattato sulla falsariga di quello approvato per l’Antartide: far diventare gli abissi marini delle aree riservate a ricerche scientifiche per la conservazione e lo studio dell’ecosistema.

 

Un trattato internazionale – Secondo gli autori della proposta pubblicata su “Science”, il trattato in grado di regolare lo sfruttamento delle risorse negli abissi marini e tutelarne gli ecosistemi dovrebbe essere messo a punto da un’organizzazione internazionale. L’idea sarebbe quella di comprendere tutti gli ambienti marini tra i 200 e gli 11mila metri di profondità e riservare queste aree all’esplorazione e agli studi scientifici. A differenza però del trattato approvato nel 1959 per la regione antartica, quello proposto dal team italiano non dovrebbe vietare completamente l’estrazione di risorse come metalli o idrocarburi, ma solo regolamentarla. L’organizzazione predisposta a stilare questo documento, secondo i proponenti, dovrebbe far parte delle Nazioni Unite e avere funzioni prevalentemente giuridiche e scientifiche.

 

Manca una regolamentazione degli abissi – L’idea della proposta di trattato è quella di creare principi normativi vincolanti finalizzati alla conservazione e all’uso sostenibile delle risorse marine, oltre a promuovere la ricerca scientifica su questi ecosistemi. Gli ambienti profondi e gli abissi marini costituiscono il 95% del volume degli oceani e il 50% della superficie coperta dal mare: acque in gran parte internazionali, dove non vige la legislazione territoriale di alcun Paese, come prevede la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare firmata nel 1982 a Montego Bay. Dunque, una vera e propria norma che si occupi di questi ambienti non esiste ancora. La Convenzione fornisce linee guida, ma non principi vincolanti: nonostantequanto dispone l’Autorità internazionale sui fondali (International seabed authority), infatti, manca ancorai una concreta pianificazione sovranazionale per regolamentare queste aree.

 

Il Trattato antartico – Nel 1959 12 Nazioni decisero, con il Trattato antartico, di riservare l’aera a sud del 60esimo parallelo alla ricerca scientifica e alla conservazione e lo studio degli ecosistemi marini rimasti ancora incontaminati. Con quell’accordo furono vietate tutte le attività militari in quell’area. L’idea dei ricercatori italiani sarebbe di ricalcare quel trattato e applicarlo anche agli abissi marini. Con una solo differenza: non vietare completamente l’estrazione di risorse, ma solo regolamentarla e limitarla, sotto l'egida di un'organizzazione internazionale.

 

Si sa ancora poco sul nostro pianeta – Gli abissi marini sono tra le principali aree di biodiversità del pianeta, indispensabili per l’assorbimento di anidride carbonica. “Parte della CO2 assorbita – ha rilevato Roberto Danovaro – viene trasformata in ossigeno e ben una molecola su due di ciò che respiriamo è prodotta da alghe e batteri degli oceani”. Nonostante il ruolo cruciale che i mari hanno per il nostro pianeta, li conosciamo ancora troppo poco. “Cerchiamo la vita sugli altri pianeti – ha concluso – ma dobbiamo cercarla anche sulla Terra”.

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