Legambiente: un terzo di frutta e verdura contaminato da pesticidi

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I limiti di legge per le singole sostanze sono quasi sempre rispettati ma, secondo l'associazione ambientalista, "non si tiene conto dei possibili effetti sinergici" di più componenti chimici "presenti nello stesso campione"

Più di un terzo della frutta e della verdura che finiscono sulle tavole degli italiani sono contaminate da uno o più pesticidi, anche se i limiti di legge sono quasi sempre rispettati. Questo il dato evidenziato nell'ultima edizione del rapporto “Stop pesticidi 2017”, presentato da Legambiente.

 

Dati contrastanti – La verdura, i prodotti trasformati e la frutta contengono spesso pesticidi tossici per la salute e l'ambiente. Il 36,4% di questi alimenti presenta almeno un pesticida, fino a un massimo di 21 sostanze tossiche in contemporanea nel caso del tè verde. L'indagine, che ha estratto i dati da vari laboratori pubblici italiani registra inoltre l'aumento rispetto al 2014 della percentuale di prodotti con tracce oltre il limite consentito dalla legge (dallo 0,7% all'1,2%). Migliorano invece leggermente la quota dei prodotti che presentano un singolo elemento contaminante (nel 2014 erano il 41,2%, nel 2015 il 36,4%) e quella relativa ai prodotti completamente “puliti” (dal 58% al 62,4%). L'Italia, ricorda Legambiente, è al terzo posto in Europa nella vendita di pesticidi con il 16,2% e al secondo per quanto riguarda i fungicidi.

 

I prodotti più contaminati– Secondo il report, i prodotti che mostrano con più frequenza la presenza di pesticidi sono uva, fragole, pere e frutta esotica, soprattutto le banane. Vanno poi sottolineati i casi più eclatanti: il té verde (21 residui di pesticidi) è seguito dalle bacche, tra cui quelle di Goji, e dal cumino (14 residui), dalle ciliegie (13), da lattughe e pomodori (11) e dall’uva (9). Le sostanze rilevate più di frequente, comunica Legambiente, sono il Boscalid, il Penconazolo, l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, l’Imazalil e il Clorpirifos “sostanza riconosciuta come interferente endocrino, cioè capace di alterare il normale funzionamento del sistema endocrino e dannoso per l’organismo”. Oltre ai problemi per la salute, l'Ong ambientalista ricorda che molte nuove sostanze sono state immesse nel mercato senza “un'adeguata conoscenza dei meccanismi di accumulo nel suolo, delle dinamiche di trasferimento e del destino a lungo termine nell’ambiente”

 

Il vuoto normativo – È evidente che, nonostante la frequenza con cui le diverse sostanze vengono rilevate nei prodotti, i limiti di legge raramente vengono violati. Secondo la presidente di Legambiente Rossella Muroni, questo paradosso rappresenta un problema. “Lo studio presentato oggi evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto”, ha dichiarato la presidente. “Da qui deriva la possibilità di definire regolari, e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente, purché lo siano con concentrazioni di sostanze entro i limiti di legge. In questo modo però non si tiene conto dei possibili effetti sinergici tra le sostanze chimiche presenti nello stesso campione sulla salute delle persone e sull’ambiente”.

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