Torino, assolto 20enne che uccise padre violento: “Grazie alla Corte”

Piemonte
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Alex Pompa è stato assolto perché il fatto non costituisce reato: il 30 aprile 2020, a Collegno, uccise il padre a coltellate per proteggere la madre nel corso dell’ennesima lite di famiglia. Un imprenditore edile si è impegnato a sostenere le sue spese legali

È stato assolto perché il fatto non costituisce reato Alex Pompa, il 20enne che il 30 Aprile 2020, a Collegno (in provincia di Torino), uccise il padre a coltellate per proteggere la madre nel corso dell'ennesima lite in famiglia. La sentenza è stata pronunciata ieri dalla Corte di Assise di Torino. “Ci tengo a ringraziare questa Corte", ha detto Alex subito dopo essere stato assolto dall'accusa di omicidio volontario. "Sono stranito, sono senza parole. Devo metabolizzare", ha poi aggiunto.

Corte d'Assise: "Contesto di tensioni costanti"

Il contesto in cui Alex Pompa uccise è di "maltrattamenti, tensioni pressoché costanti, comportamenti patologici, un perenne timore per l'incolumità della madre e della propria". È quanto scrisse la Corte di Assise di Torino - senza alcuna anticipazione di giudizio - lo scorso 22 ottobre nel motivare la revoca degli arresti domiciliari al giovane imputato. "Il dibattimento - continuò la Corte - ha consentito di apprezzare la personalità dell'imputato, descritto da numerosi testimoni come un ragazzo serio, rispettoso, educato e mite".

Alex Pompa dopo la stentenza della Corte d'Assise di Torino
Alex Pompa dopo la stentenza della Corte d'Assise di Torino - ©Ansa

Un imprenditore pagherà le spese processuali

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Collegno, uccise il padre violento per difendere la madre: assolto

Un imprenditore edile 80enne del Trevigiano, Paolo Fassa, si è impegnato a sostenere le spese legali: "Avevo sentito questa storia al telegiornale ed ero rimasto impressionato dal fatto che gli insegnanti spendessero tante buone parole per lui. Così ho chiesto di parlargli. E ho avuto la conferma che è davvero un bravo ragazzo". I familiari di Alex si sono riferiti a Fassa come a "un angelo custode".

La richiesta di condanna

Il pm Alessandro Aghemo aveva chiesto la condanna a 14 anni di carcere e invitato i giudici a interpellare la Corte Costituzionale per una questione legata all'impossibilità di concedere la prevalenza delle attenuanti rispetto all'aggravante del vincolo di parentela. Secondo il magistrato si trattò di un omicidio volontario in piena regola perché in quel frangente "non c'era una vera situazione di pericolo". Un'impostazione che Strata nel corso della sua arringa ha definito "inaccettabile" ricordando che nel 2018 il fratello dell'imputato, Loris Pompa, in un messaggio scrisse, riferendosi al padre, "prima o poi ci ammazza tutti".

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