Covid Torino, in piazza studenti e insegnanti contro la didattica a distanza

Piemonte

Diverse centinaia di persone questa mattina si sono date appuntamento in piazza Castello, davanti alla sede della Regione Piemonte, per manifestare contro la didattica a distanza nelle scuole. Presenti anche Anita e Lisa, le 12enni diventate simbolo della protesta

Diverse centinaia di persone si sono ritrovate questa mattina a Torino in piazza Castello, davanti alla sede della Regione Piemonte, per manifestare contro la didattica a distanza nelle scuole. Fra i presenti c'erano Anita e Lisa, le 12enni che nelle scorse settimane sono diventate il simbolo della protesta anti-Dad, e gli studenti delle medie, delle superiori e dell'università (GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEI CONTAGI)

La protesta a Torino

A organizzare la mobilitazione è stato il movimento Priorità dalla scuola. “Si teme - viene spiegato dai promotori - che il governatore, Alberto Cirio, non autorizzerà le lezioni in presenza nemmeno quando il Piemonte diventerà zona gialla. Siamo dubbiosi - dicono - perché ci sono grossi ritardi. Basti pensare che hanno organizzato i tavoli per i trasporti solo una settimana fa". "Se la scuola non riapre - ha commentato Anita - significa che siamo ancora in zona rossa".

Il flash mob di studenti e insegnanti

Un bigliettino a 'Babbo Cirio' infilato in una scatola a forma di albero di Natale, per chiedere al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il "regalo" dell'apertura delle scuole. È questo il gesto che i manifestanti più giovani hanno compiuto per protestare contro la didattica a distanza. "Accetteremo la chiusura della scuola - hanno detto i genitori - solo se tutto verrà chiuso. Se un centro commerciale resta aperto anche la scuola deve aprire". In piazza è stato organizzato anche un flash mob: una insegnante ha fatto l'appello segnando assenti gli studenti che non seguono la lezione da casa. I ragazzi, dal canto loro, hanno indicato come assenti il presidente della Regione, assessori e ministri, che, a loro dire, non stanno facendo nulla per riaprire le scuole. Alisa insegnante di spagnolo ha spiegato al microfono che è qui "perché i miei allievi sono desaparecidos e perché le scuole in Europa sono aperte e qui no. Per questo Stato la scuola e la cultura non sono una priorità".

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