Uccise padre violento a Collegno, il gip: “Dubbi su legittima difesa”

Piemonte

Secondo il giudice, il 18enne lo scorso 30 aprile ha agito con "inaudita" e "sproporzionata violenza contro il padre, probabilmente più per rabbia/vendetta”. Intanto, il giovane potrà sostenere l’Esame di Maturità dal carcere di Torino

Ha agito con "inaudita" e "sproporzionata violenza contro il padre, probabilmente più per rabbia/vendetta" che "per indispensabile legittima difesa”. Lo scrive il gip Stefano Vitelli, del tribunale di Torino, nell'ordinanza con cui ha imposto il carcere ad A.P., il 18enne che lo scorso 30 aprile ha accoltellato e ucciso il padre violento nella loro abitazione a Collegno (Torino) per difendere la madre dall’ennesima aggressione (L'OMICIDIO). Secondo il giudice, alcuni elementi, che dovranno essere approfonditi nel corso delle indagini, non permettono di affermare con certezza che abbia agito in una "situazione di necessità difensiva proporzionata all’offesa”.

I punti da chiarire

Nonostante la volontà di collaborare del ragazzo, che ha immediatamente confessato, per il gip i suoi ricordi sono "frammentati e confusi". Alcuni dettagli mettono in dubbio che la madre fosse in una situazione di "attuale e grave aggressione fisica": al momento dell'omicidio si trovava nel bagno, mentre il delitto si è consumato nell'ingresso. Il 18enne ha raccontato che la madre si sarebbe rifugiata lì dopo aver visto il coltello, mentre la donna ha invece detto di aver sentito dalla toilette, dove si era già ritirata, che il litigio tra il marito e i figli si faceva più acceso. Inoltre, il gip ha rilevato che, secondo le ricostruzioni, il primo colpo inferto dal ragazzo al padre sarebbe stato alla schiena.

Infine, un accertamento di tipo psichiatrico dovrà verificare se vi sia stato un "corto circuito emotivo" magari aggravato dalla situazione di lockdown dovuta al Coronavirus. Il ragazzo, quando è stato interrogato, ha detto di aver pensato, in passato, a rivolgersi a uno psicologo.

Il 18enne sosterrà l’esame di maturità

Intanto, su richiesta dei docenti della scuola frequentata dal giovane, il ministero dell'Istruzione ha avviato contatti con il preside dell'istituto e con l'ufficio scolastico regionale del Piemonte, nonché con le commissioni parlamentari competenti, per permettere al 18enne di poter svolgere l’Esame di Maturità dal carcere di Torino. Sulla vicenda quest’oggi è intervenuta anche la ministra Lucia Azzolina: "L'esame non cancellerà questa tragedia. Ma quel titolo di studio - ha aggiunto - sarà importante per lui, per ripartire, per guardare al futuro. E spero possa proseguire, iscrivendosi all'Università. Ritrovando, nel tempo, la sua strada, la sua serenità. Lo studio ci fornisce i mattoni su cui si costruisce il futuro”, ha concluso Azzolina.

Violenze domestiche

Ed è proprio al termine di una lezione a distanza che il 18enne ha commesso l’omicidio. Il 30 aprile, lo studente è rimasto collegato con il suo insegnante fino alle 16:45. Poche ore dopo, la madre ha raccontato che il padre del giovane l'ha aggredita al rientro a casa e che, per l'ennesima volta, i figli si sono messi in mezzo per difenderla. La donna ha parlato di anni di violenza, fisica e psicologica. Anche 50 telefonate al giorno da parte dell'uomo. "Non ho mai denunciato per paura di ritorsioni" ha spiegato.

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