Piazza San Carlo, chiesto rinvio a giudizio per nove imputati

Piemonte
Foto di archivio (ANSA)

Il 3 giugno 2017, durante la proiezione sul maxischermo della finale di Champions tra Juventus e Real Madrid, la calca causata dal panico ha provocato la morte di due donne e oltre 1.500 feriti. Nella scorsa udienza la sindaca Appendino ha scelto il rito abbreviato

La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per nove persone nell'ambito dell'inchiesta sui fatti del 3 giugno 2017 a piazza San Carlo, dove, durante la proiezione sul maxischermo della finale di Champions tra Juventus e Real Madrid, la calca causata dal panico generato dallo spray urticante utilizzato da una banda di rapinatori ha provocato la morte di due donne, Marisa Amato e Erika Pioletti, e oltre 1.500 feriti (LE FOTO).

L'ex questore ha scelto il rito abbreviato

Danilo Bessone, direttore di Turismo Torino, l'agenzia del Comune che organizzò la proiezione della partita su maxi schermo, ha chiesto di patteggiare un anno e sei mesi. L'ex questore di Torino, Angelo Sanna, ha scelto il rito abbreviato. Come Sanna, nella scorsa udienza hanno scelto il rito alternativo anche la sindaca Chiara Appendino, l'ex capo di gabinetto del Comune di Torino Paolo Giordana, il presidente di Turismo Torino Maurizio Montagnese e il progettista Enrico Bertoletti.

Il pm: "C'è stata frettolosità e superficialità"

"La ragione di fondo dei tragici eventi del 3 giugno - ha scritto il pm Vincenzo Pacileo nella memoria depositata a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio - deve essere ricercata innanzi tutto nella frettolosità (pur avento la sindaca 'tweettato' che i preparativi erano in corso da 'settimane' per garantire sicurezza e ordine) e nella superficialità dell'organizzazione da parte di tutti gli attori, a vario titolo coinvolti, e inoltre nella mancanza di effettivo, efficace e intelligente coordinamento tra essi".
"Inoltre - ha aggiunto - ciascuno di costoro non ha interpretato l'adempimento dei propri compiti in maniera rigorosa, oculata e attenta, permettendo che si desse corso a una catena di errori, inesorabile nella sua disastrosa sequela, affidandosi e non fidandosi di quanto altri aveva predisposto".

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